Panorama, n.3, 15 febbraio 2017

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Anno LXV - N. 3 | 15 febbraio 2017 | Rivista quindicinale - kn 14,00 | EUR 1,89 - Spedizione in abbonamento postale a tariffa intera - Tassa pagata ISSN-0475-6401
La più
grande
kermesse
dell’anno
Panorama
1
sommario
il primo e terzo posto vanno a capodistria, il secondo a fiume
Gare d’italiano SMSI: i vincitori
primo piano
La più grande kermesse dell’anno A Fiume
il Carnevale ha una lunga tradizione, ma
oggi è un vero e proprio prodotto turistico –
CI di Palazzo Modello, la città che scorre
Presentiamo i costumi di quest’anno
6
attualità
Giro di vite per i partiti in Croazia HDZ
ced SDP sono costretti a pesanti tagli
Gli organizzatori della XVI Gara di lingua
italiana per le scuole medie superiori italiane –
il Settore Educazione e Istruzione dell’Unione
Italiana, nell’ambito della collaborazione con
l’Università Popolare di Trieste –, hanno reso
noti i risultati dell’ultima edizione, svoltasi a
Buie lo scorso 11 novembre 2016. La Commis-
sione, composta dai professori Sergio Crasnich
(presidente), Maria Bradanović e Sandro Manzin, ha assegnato il primo premio a Eleonora
Bianca Battelli – Ginnasio Gian Rinaldo Carli di
Capodistria, il secondo a Nara Garropoli – SMSI
di Fiume, mentre si è classificato terzo Kosta
Marco Juri – Ginnasio G. R. Carli di Capodistria.
11
Demografia: la Croazia rischia di
scomparire Il Paese fa i conti con un grave
spopolamento e l’invecchiamento
14
italiani nel mondo
È nata l’Associazione Nazionale degli
Italiani nel Mondo - Uno, nessuno e
centomila Il Premio Pirandello per il miglior
corto teatrale esteso alle scuole all’estero
16
società
Radici, identità, memoria e multiculturalità Ecco il concorso della ML HISTRIA 18
Hygge: intimità, accoglienza e tanto calore Una pratica di relax, di origine danese,
che sta avendo un successo travolgente che va
oltre le apparenze, ed è tutt’altro che casuale
20
libri
Due fil rouge: l’Italia e la sofferenza In
«Disertori in Adriatico» Giacomo Scotti
tratta aspetti pressoché sconosciuti della
Grande Guerra
40
RUBRICHE
CULTURA: Da «bullizzare» a «pitonato» nello Zingarelli 2017 – Oxford
Dictionaries: la parola dell’anno è «Posttruth» – SALUTE: La vista dopo i 40
anni – Arrivano gli occhiali intelligenti
- BENESSERE: Pappa reale: un nettare
benefico – ALIMENTAZIONE: Cioccolato
fondente: fa bene alla salute – TENDENZE: Cibo sostenibile: nel 2017 più bio e
packaging green – COMPORTAMENTO:
Più rischi per chi pubblica troppi selfie?
- «Selficidio», una nuova patologia TECNOLOGIA: Galileo, debutta il nuovo
sistema satellitare europeo
40
multimedia
L’apocalisse scorre sui social network
56
curiosità
23
personaggi
Paolo Budinich tra i grandi della civiltà
giuliano-dalmata In via Torino 8 a Trieste
un busto dedicato al fisico lussiniano
vera «Ortogiardino» dal 4 al 12 marzo
29
cinemania
Leo sceglie Dubrovnik per il suo Robin
Hood DiCaprio è uno dei produttori della
pellicola diretta da Otto Bathurst
30
Ecco perché dimenticare le cose è sinonimo di intelligenza 58
PASSATEMPI
Cruciverba di Pinocchio
59
personaggi
Predrag Matvejević
persona che ispirava
fiducia e tenerezza
arte
Dimitrije Popović, misteriose metamorfosi Ampia retrospettiva ai Klovićevi Dvori
32
costume
Tutte ai piedi di Manolo Milano gli dedica
una grande mostra internazionale
36
MADE IN ITALY
A Pordenone lo spettacolo della prima-
2
Panorama
La cultura in lutto per la scomparsa di uno
dei più importanti e più tradotti scrittori
e opinionisti dei Balcani
26
FOIBE ED ESODO
Il Ricordo 2018
sarà «trilaterale»?
Gli eventi di quest’anno sono stati segnati
da eccellenti “assenze”, tentativi riduzionisti-negazionisti-giustificazionaliste, ma
anche da nuove proposte
3
Anno LXV | n. 3 | 15 febbraio
Redattore capo responsabile
Ilaria Rocchi
[email protected]
Progetto grafico-tecnico
Sanjin Mačar
Redattore grafico-tecnico
Sanjin Mačar, Teo Superina
Collegio redazionale
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REDAZIONE
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PANORAMA esce con il concorso finanziario della Repubblica di Croazia e
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con il sostegno del Governo italiano nell’ambito della collaborazione tra
Unione Italiana (Fiume-Capodistria) e l’Università Popolare di Trieste
Ente giornalistico-editoriale
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Direttore f.f.
Errol Superina
Consiglio di amministrazione
Oskar Skerbec (presidente), Roberta Grassi Bartolić (vicepresidente),
Roberto Bonifacio, Samuele Mori, Dario Saftich, Borna Giljević
primo piano
Giorno del Ricordo «trilaterale»?
Eccellenti «assenze», resistenza di certe sacche riduzioniste,
filo-negazioniste o giustificazionaliste, ma anche nuove proposte
S
ono risuonate come
un’ennesima umiliazione le eccellenti assenze
nei luoghi più simbolici
e prestigiosi in cui si è
celebrato il Giorno del Ricordo
2017 (il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella,
non c’era alla cerimonia di Roma
e i vertici dello Stato hanno snobbato la commemorazione presso
la Foiba di Basovizza), cui si sono
sommate le diverse manifestazioni di stampo riduzionista,
filo-negazionista, giustificazionalista, anche presso istituzioni
pubbliche. C’era tanta attesa – e
quindi anche tanta delusione e
amarezza – per la ricorrenza di
quest’anno, visto che cadeva nel
settantesimo del Trattato di Parigi, che impose all’Italia sconfitta
nel secondo conflitto mondiale
la rinuncia a queste nostre terre
dell’Adriatico orientale. Quasi il
90% dell’italianità qui radicata
da secoli scelse, a più ondate,
l’esilio. Perdendo tutto. Spesso
anche la vita. In silenzio. Senza
urlare il proprio dolore, fece i
conti anche con gli infoibamenti,
i soprusi, le violenze che i nuovi
padroni le avevano inflitto.
Rimangono certe sacche di negazionismo, residuati di ideologie al tramonto, che provano
ancora a giustificare gli eccidi
commessi dal regime jugoslavo
di Tito in Istria, Fiume e Dalmazia. Eventi di questo carattere si
sono verificati anche quest’anno.
Quello forse più eclatante si è
consumato proprio a Montecitorio, alla vigilia della cerimonia
ufficiale del 10 Febbraio, dove la
deputata di Sinistra Italiana-Sel,
Serena Pellegrino, ha organizzato una conferenza con ospite
anche Alessandra Kersevan, nota
perché da anni cerca di sminuire
i massacri compiuti dai partigiani di Tito mettendo in evidenza
i crimini dell’esercito italiano in
Jugoslavia. Che sì, ci sono stati, ma un crimine non può mai
essere usato per scagionare un
altro crimine. Che c’è pure stato,
indubbiamente, con il dramma
delle foibe e dell’esodo. Che la
realpolitik ha nascosto sotto il
tappeto per sessant’anni.
La legge del 30 marzo 2004, che
ha istituito il Giorno del Ricordo,
è stata un atto di giustizia, di
risarcimento morale e di consolazione per oltre mezzo secolo di
oblio e rimozione (pubblica): la
legge e le manifestazioni che a
essa s’ispirano – in tutta Italia e
in altre parti del mondo (dall’America Latina al Belgio, dal Sud
Africa all’Australia, dagli Stati
Uniti d’America al Canada) – ha
aiutato e sta aiutando sempre
di più a recuperare la vicenda
complessa del confine orientale
d’Italia, ha fatto e continua a far
conoscere la storia (è di qualche
giorno la notizia di un protocollo
d’intesa tra Regione Veneto, Ufficio scolastico e Federazione delle
Associazioni degli Esuli istriani,
fiumani e dalmati, secondo il
quale la tragedia delle foibe e
dell’esodo diventa materia di
approfondimento scolastico; un
documento che potrebbe diventare l’apripista affinché in ogni
parte d’Italia si possa trattare
questo doloroso e importantissimo pezzo di storia in maniera
corretta e approfondita). Una
vicenda che oggi – a differenza
del passato – suscita empatia,
partecipazione, solidarietà. Insomma, siamo sulla strada verso
la verità e la consapevolezza si fa
meno difficile.
E dopo decenni di incomprensioni reciproche, sta sempre più
contribuendo – come lo testimoniano gli incontri promossi
a Buie, Umago, Isola e altrove,
con la partecipazione dei “rimasti” – a una memoria condivisa,
perlomeno tra noi italiani di
Istria, Fiume e Dalmazia, divisi
da trattati iniqui. Un altro passo
in avanti si potrebbe compiere
se la proposta di Paolo Sardos
Albertini, presidente della Lega
Nazionale e del Comitato per
le celebrazioni del 10 Febbraio,
potrà mai realizzarsi. “Abbiamo
il compito di proseguire sulla via
della consapevolezza assieme ad
altri, anche con quegli sloveni e
croati che per mano di Tito sono
stati sacrificati assieme a Giuliani, Istriani, Fiumani e Dalmati,
per costruire con la violenza
lo Stato jugoslavo. Spero – ha
detto Sardos Albertini – che il
prossimo anno sia qui con noi
una loro rappresentanza e io mi
impegno a essere presente alle
loro celebrazioni, come contributo per una reale pacificazione”.
Insomma, un Giorno del Ricordo
“trilaterale”, sullo spirito del
“vertice” (Napolitano, Josipović,
Pahor) triestino di tre anni fa, in
piazza dell’Unità d’Italia.
Ilaria Rocchi
Panorama
3
primo piano
I
l Giorno del Ricordo viene celebrato a partire dal 2005 dalle massime autorità politiche italiane. Per la seconda edizione della
ricorrenza, il Quirinale, sotto la presidenza
di Carlo Azeglio Ciampi, organizzò la prima
delle cerimonie solenni, che poi si succedettero
di anno in anno, proseguendo sotto la presidenza di Giorgio Napolitano (2007-2014). Le
cerimonie ufficiali non si tengono al Quirinale
del 2014: dapprima al Senato, quindi due anni
fa alla Camera dei Deputati, poi nel 2016 nuovamente a Palazzo Madama e quest’anno ancora nell’Aula di Palazzo Montecitorio. Finora il
presidente Sergio Mattarella non ha mai preso
parte alla cerimonia, ma ha emesso comunicati. Alla manifestazione 2017, dopo l’intervento
introduttivo della presidente della Camera
dei Deputati, Laura Boldrini, hanno preso la
parola il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Angelino Alfano, lo
studioso Davide Rossi, dell’Università di Trieste,
Antonio Ballarin, presidente della Federazione
delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e
dalmati, la giornalista dell’Avvenire Lucia Bellaspiga (che ha fatto anche da moderatrice).
Presenti, tra gli altri, il presidente del Senato
Pietro Grasso, il ministro per i Rapporti con il
Parlamento Anna Finocchiaro, il ministro della
Salute Beatrice Lorenzin, il sottosegretario al
ministero dell’Istruzione Gabriele Toccafondi, i parlamentari Carlo Giovanardi, Maurizio
Gasparri e Renata Polverini, il presidente
dell’Unione Italiana, Furio Radin, il presidente
della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul,
l’ambasciatore croato a Roma, Damir Grubiša.
fContro i fanatismi
Nel suo messaggio, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riconosciuto che
le “sofferenze di decine di migliaia di famiglie
costrette ad abbandonare case e lavoro nella
zona di Trieste, in Istria, a Fiume e nelle coste
dalmate costituiscono parte della nostra storia.
L’Italia, con la sua accoglienza, ha testimoniato
con forza ai propri Concittadini, originari delle
terre del ‘confine orientale’ e vittime delle dure
conseguenze del conflitto mondiale, la solidarietà e la vicinanza alla tragedia che hanno subito. Ai familiari delle vittime, ai sopravvissuti
di quegli anni, ai loro familiari, rinnovo i sentimenti di fratellanza della Repubblica. Reiterare
la memoria di quei fatti, contribuire a una lettura storica corretta e condivisa è il contributo
prezioso di tante associazioni degli esuli e delle
comunità giuliano-dalmate e istriane, base di
4
Panorama
10 Febbraio a R
Aula di Montecitorio gremita in occasione 
della celebrazione del Giorno del Ricordo. Presenti centinaia di ragazzi delle scuole italiane
di ogni ordine e grado, accompagnati dagli
insegnanti e dai tanti componenti delle associazioni degli esuli. La manifestazione è stata
aperta dall’esecuzione dell’Inno nazionale e
dell’Inno dell’Europada parte dell’Orchestra
dell’Istituto Moscati di Sant’Animo e del Coro
dell’Istituto comprensivo statale Giovanni
XXIII, diretti dal maestro Donato De Simone
una autentica riconciliazione che allontani per
sempre la sofferenza delle spaventose violenze del passato, delle criminali pulizie etniche,
dei lutti indelebilmente impressi nelle nostre
comunità. L’Europa della pace, della democrazia, della libertà, del rispetto delle identità
culturali, è stata la grande risposta agli orrori
del Novecento, dei quali le foibe sono state una
drammatica espressione. Un impegno che – a
70 anni dal Trattato di Pace che mise fine alla
tragica guerra scatenata dal nazifascismo –
non può venire mai meno per abbattere per
sempre il fanatismo, padre della barbarie e
della crudeltà che si nutrono dell’odio”.
fContributo alla pace
La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha
espresso gratitudine alle associazioni degli esuli
giuliano-dalmati per aver tenuta viva la memoria di un crimine orrendo e di una tragedia “che è
oggi patrimonio di tutta la comunità nazionale”,
trasmettendo un messaggio di pace e di amicizia
tra i popoli. “Voi che avete sofferto la violenza e
l’esodo avete più di altri la forza per dire insieme
a tutti noi: mai più guerre, mai più discriminazioni, mai più odio”. “Bisogna proseguire nell’opera
di ricostruzione e di divulgazione storica, e di
riflessione comune”, perché dagli eventi storici
bisogna sempre saper trarre qualche insegnamento. Tenere vivo il ricordo e la memoria della
barbarie delle foibe e dal dramma dell’esodo
forzato “è un grande contributo alla pace. Ed è
un contributo ai valori di libertà e di democrazia,
perché è proprio dei regimi totalitari il disprezzo
per la vita umana e per i diritti delle persone”.
Angelino Alfano, ministro degli Affari esteri e
della Cooperazione internazionale, si è ricollegato al settantesimo della firma del Trattato di Pace
di Parigi, che “portò la pace a un’Italia sconfitta
ed umiliata”, ma “fu firmato in un clima di contrapposizione lacerante, di guerra fredda, di cui
furono vittime innocenti donne, uomini, bambini e anziani, della minoranza italiana in Istria,
Fiume e Dalmazia. La cortina di ferro fece calare
un velo di silenzio su quella tragedia nazionale”
e fu rimossa dalla coscienza nazionale in nome
di “superiori ragioni di Stato di un’Europa divisa
in blocchi. In questo modo, si eluse una precisa
responsabilità, facendo un grave torto alle vittime e ai loro familiari – ha aggiunto –. Non
dimentichiamo che molti italiani vissero in veri
campi di prigionia, in condizioni disumane per
anni: alcuni si suicidarono per la disperazione.
E che molti subirono l’umiliazione di una parte
di Italia che fu indifferente e financo oltraggiosa”. Alfano ha accennato alle tristi vicende della
piccolissima Marinella Filipaz, di Cuberton di Grisignana, morta di freddo a soli 2 anni nel campo
di Padriciano, nel 1956 – “quando l’Italia era in
Roma: tra i messaggi
pieno boom economico” –, oppure alle storie
di Norma Cossetto e dei fratelli zaratini Nicolò
e Pietro Luxardo, del “treno della vergogna”... Il
Giorno del Ricordo deve servire a non dimenticare quella tragedia con uno sguardo rivolto al
futuro, perché “non possiamo più permettere –
mai più – che in Europa la prevaricazione della
violenza nazionalista e della discriminazione
odiosa annichiliscano il valore della libertà e le
tutele dei diritti fondamentali”.
fRisolvere le questioni
a oggi rimaste aperte
Antonio Ballarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, è partito proprio
dal Trattato di Pace di Parigi, le cui conseguenze
“si fanno sentire ancora oggi. Diritti umani fondamentali continuano a essere negati, e muri
di gomma, eretti tra la nostra gente e lo Stato,
fanno ricadere in una sorta di limbo permanente
le nostre mai soddisfatte richieste di giustizia e
verità”. “Ci domandiamo oggi in special modo
che fine abbia fatto il Tavolo di coordinamento
Governo Associazioni degli Esuli, istituito dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal quale
dipende la soluzione dei nodi ancora aperti –
ha incalzato Ballarin –. Dall’ultima riunione del
febbraio 2015, nonostante decine di sollecitazioni, i precedenti Sottosegretari alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri non hanno più attuato
alcuna convocazione. A causa di questo rinvio costante della soluzione di problemi stancamente
depositati sui tavoli istituzionali da decenni, non
abbiamo ancora ricevuto una risposta definitiva
su come chiudere il Trattato di Osimo. Per contro,
abbiamo persone che, nate in Istria o Dalmazia
prima del ’47 e nella ex Zona B prima del ’77,
recandosi, per esempio, nelle strutture sanitarie, si vedono rifiutare le cure, poiché risultano
extracomunitarie. Oppure, constatiamo con rabbia come famiglie che, dopo una vita di sacrifici,
riacquistando a proprie spese i beni un tempo
di loro stessa proprietà e confiscati dal regime
Jugoslavo comunista di Tito, si vedano recapitare
cartelle esattoriali per il pagamento della tassa
italiana sugli immobili all’estero”. Denunciando
l’immobilismo delle istituzioni italiane, Ballarin
ha rispolverato la faccenda della mancata consegna materiale della Medaglia d’Oro al Gonfalone
della città di Zara, alla non inclusione dell’argomento Trattato di pace e sue conseguenze per
l’Italia nei programmi ministeriali di storia, alla
mai avvenuta riesumazione fuori dei resti del
senatore Riccardo Gigante dalla Foiba di Castua
e, più in generale, dell’impossibilità di onorare
degnamente gli infoibati e i caduti nei luoghi
dove accadde l’eccidio. In conclusione, “affinché
questo giorno sia propizio è necessario che oggi
non sia celebrato uno sterile e retorico amarcord,
incapace di segnare la società civile, penetrare le
anime ed insegnare una lezione, ma una memoria in grado di generare un’etica capace di dare
risposte alle nuove emergenze, anche simili alle
nostre, nella faticosa quotidianità. Per questo
ringrazio la Presidente della Camera, il presidente del Senato, i Sottosegretari agli Esteri, alla
Cultura e all’Economia, i parlamentari di tutti
gli schieramenti, nonché quei funzionari della
Pubblica Amministrazione che ci danno ascolto
anche dall’11 febbraio in poi. La memoria non si
esaurisce in una data”.
I. R.
Panorama
5
primo piano
A Fiume il Carnevale ha una lunga tradizione ma negli ultimi dec
proprio prodotto turistico. Tutti in Corso il 18 febbraio per la sfi
L
a quinta stagione, così
viene chiamato il periodo
più pazzo dell’anno ovvero
Carnevale. Fiume e i dintorni da decenni seguono
la tradizione delle maschere e negli
anni la grande sfilata internazionale
che si svolge l’ultima domenica prima delle Ceneri è ormai diventata
un prodotto turistico vero e proprio.
L’Ente turistico assieme alla Municipalità, che finanzia buona parte di
questa grande kermesse, è riuscito
ad organizzare anche gite dall’entroterra della Croazia ma anche dall’estero per venire a trascorrere un
week-end in città ed assistere a quella
che viene definita una delle migliori
e più ricche sfilate in maschera in
Europa e secondo alcuni anche nel
mondo. Quest’anno la grande sfilata
festeggia 34 anni di ininterrotta attività mentre quella dei bambini è più
giovane ma non meno seguita dal
pubblico. Infatti una settimana prima, e quest’anno è stato il 18 febbraio, lungo il Corso sfilano i bambini
degli asili e delle scuole cittadine ma
anche dei dintorni suddivisi in ben
64 gruppi colorati. La sfilata finale
con oltre cento gruppi partecipanti
si svolge invece il 26 febbraio con
inizio alle ore 12.00 come ogni anno
per finire con il tradizionale rogo di
Messer Carnevale in mezzo al mare
di fronte al molo.
Ma tutto ciò non sarebbe possibile
se non ci fosse la gente del posto, la
gente nelle cui vene scorre il sangue
della tradizione carnevalesca. A dimostrazione di ciò bastano alcuni
numeri: si iniziò con tre gruppi mascherati nel 1982 quando decisero
autonomamente di fare una passeggiata in Corso con tanta musica
per arrivare ad oggi con oltre cento
gruppi mascherati. In tutto circa
10.000 persone che sfilano nei costumi più svariati per ore lungo un
tragitto che alcuni anni fa è stato allungato proprio per permettere alla
6
Panorama
La più grande
kermesse
dell’anno
di Ardea Velikonja
ccLa tradizione vuole ogni anno le maschere anche sul Platak
marea di gente che segue questa che
è la più grande manifestazione cittadina in tutto l’anno di vedere ogni
singolo gruppo. E tutta la città vive
per il Carnevale: i negozi si addobbano con maschere, nei bar lavorano camerieri mascherati, la centralissima via del Corso si riempie di
musica, di profumi di “fritole” “crostoli” e “vin brullè”, insomma dal 17
gennaio in poi, quando per Sant Antonio inizia questo pazzo periodo, in
città si vive in allegria dimenticando
almeno per un mese tutti i problemi
che ci attanagliano.
Come detto prima tutto cominciò
timidamente con costumi fatti in
casa alla bene e meglio. Di anno in
anno però i gruppi mascherati sono
diventati sempre più numerosi e tra
di loro si è creata una sorta di gara
al costume più bello anche se non ci
sono premi per i migliori, ma solo il
gusto di sfilare e venir applauditi dal
cenni è cresciuto tantissimo fino ad arrivare ad essere un vero e
filata dei bambini e il 26 febbraio per il gran finale
ccL’elezione della nuova reginetta del Carnevale fiumano Elaie Filipović del gruppo mascherato di Škrljevo affiancherà l’inossidabile Mastro Toni
eIle Carnevale
fiumano ha
anche la sua
parte umanitaria:
i gruppi mascherati hanno infatti
donato il sangue
mentre con altre
manifestazioni
sono stati raccolti
mezzi per l’aiuto
dei portatori di
handicap
pubblico che ogni anno non scende
sotto le 100.000 persone provenienti
sì dalla Croazia ma anche dall’estero.
Figura portante del Carnevale è
Mastro Toni, uno degli amanti del
Carnevale che già da piccolo si mascherava in casa e poi negli anni ha
continuato a cercare lungo la città
gruppi mascherati che si divertivano per strada e li ha raccolti per
sfilare assieme. Allora l’Ente turistico cittadino capì che si poteva fare
qualcosa di nuovo e di bello per i
cittadini di Fiume e ciò li portò ad
eleggerlo Mastro del carnevale, titolo che detiene ormai da 23 anni.
Alcuni anni fa tra le tante manifestazioni collaterali che accompagnano
il carnevale fiumano si è tenuta la
prima elezione della Reginetta del
Carnevale che accompagna Mastro Toni in tutte le sue uscite. È
arrivato quindi il rally denominato
scherzosamente “Pariz Bakar” (dal
ristorante Paris di Crimea alla baia
di Buccari) cui partecipano veicoli
mascherati nei modi più bizzarri.
Il Carnevale fiumano ha però anche una parte più “nobile” per così
dire: il Gran Ballo mascherato che
si svolge nel bellissimo edificio del
Museo del mare cui partecipano
personalità di spicco del mondo
politico e diplomatico e il giorno
dopo assistono alla grande sfilata
internazionale.
Panorama
7
Il costume femminile
ricorda i ruscelli
e i torrenti che si
trovano nel capoluogo
quarnerino e quello
maschile il suo simbolo:
l’aquila bicipite
I
l prossimo anno la Comunità degli Italiani festeggerà i venticinque anni di
partecipazione al Carnevale fiumano.
Due decenni in cui grandi e piccini si sono
inclusi nella manifestazione cittadina più
numerosa che viene popolarmente chiamata
la “quinta stagione” perché in questi giorni la
festa è davvero totale. Abbiamo parlato con
Marin Corva, dell’Esecutivo della CI, e con Nadia Poropat, organizzatrice di tutti gli eventi
legati al Carnevale in Comunità. Intanto si è
svolto il primo ballo mascherato dei bambini
che ha avuto successo come sempre, nonostante il maltempo. Quest’anno c’è stata, e
ci sarà di nuovo la domenica del 19 febbraio,
una bella novità: invece della musica dal vivo
per i bambini c’è stato un DJ accompagnato
dall’animatrice Emina Pughel che ha saputo coinvolgerli nei vari giochi e nel ballo. La
prossima volta probabilmente sarà Elena
Brumini a dedicarsi ai bambini. Quest’anno
l’entrata è gratis per tutti e quindi mamme,
8
Panorama
CI di Fiu
la città che sco
papà, nonne, nonni e zii possono venire tutti
a fare quattro salti con i bimbi.
Per quanto riguarda gli adulti il primo ballo
mascherato si è svolto sabato 11 febbraio,
seguirà poi quello tradizionale del 25 ovvero
il giorno prima della grande sfilata in Corso
dato che gli amici di Este partecipano al ballo
ccNadia Poropat
e assieme alla CI alla sfilata. Anche quest’anno a far ballare tutti sarà il trio Melange e
l’ultima serata ci sarà pure una ricca tombola.
Da rilevare che anche qui l’ingresso è libero.
La coordinatrice di tutte le attività carnascialesche in Comunità è Nadia Poropat che ci ha
detto: “Quest’anno il nostro gruppo si chiama
L’aquila bicipite
ume
orre
Fiume, la città che scorre che in versione
croata è diventato lo slogan di Fiume. L’idea
è venuta dal gruppo stesso che si è riunito
alcuni mesi fa. Cerchiamo sempre di essere
fiumani fino all’osso per così dire, abbiamo
sempre maschere legate alla vita cittadina sia
storica che attuale. Le idee storiche comunque arrivano da Danijela Zubović, accanita
amante del Carnevale. Per le donne quindi
è stato pensato un vestito che rispecchi lo
scorrere dei vari torrenti e ruscelli che attraversano la nostra città, specie i sotterranei, e
per i maschi l’aquila bicipite che rappresenta
la nostra città. Devo dire che finora in 24 anni
di partecipazione alla grande sfilata abbiamo
sempre fatto bella figura, sia come maschere
che come carro allegorico. Alle volte il nostro
gruppo conta anche 200 persone”.
E qui si è incluso Marin Corva dicendo:
“Quest’anno la Comunità, date le difficoltà
finanziarie in cui si trova, ha sostenuto le
spese per metà dei partecipanti con un nuovo
“La città che scorre”, ovvero il gruppo
mascherato della CI di Fiume ha una
parte femminile e una maschile. La
parte femminile ricorda l’acqua che
scorre e quella maschile il simbolo di
Fiume ovvero l’aquila bicipite. A fare
le aquile, tutte a mano, quest’anno è
Denis Verbanac, polese che per amore
della moglie Zorica si è trasferito una
trentina d’anni fa a Costrena. La sua
passione in genere è quella di creare e
infatti i coniugi hanno un atelier a Fasana dove d’estate offrono ai numerosi
turisti souvenir fatti esclusivamente a
mano. Come detto prima Denis Verbanac ha cominciato ad amare il Carnevale da quando ha sposato la signora
Zorica anche se già da bambino a Pola
si mascherava. Grazie alla sua passione di creare ha cominciato dapprima a
fare i costumi per il gruppo mascherato
di Costrena e visto il successo ha continuato e, come sempre avviene in questi casi, la voce si è sparsa e ha cominciato a creare i costumi per tutti coloro
che lo richiedono. Così è stato anche
con la Comunità degli Italiani di Fiume.
“La parte più difficile per un costume
è il modello. Qualcuno potrebbe dire
‘ma si tratta di maschere’, invece non
è così, per me il costume, e specie il
copricapo, deve essere quanto più
simile all’originale ma deve anche essere comodo. Mi spiego, per fare dei
copricapi come questa aquila ci vuole
sì tanta gommapiuma ma anche pezzi di filo di ferro plastificato per permettere al cappello di stare bene in
testa e permettere alla persona di saltare e ballare. Una volta che il gruppo
mascherato ha accettato il modello
modello: a tutti coloro che pagano regolarmente la quota d’iscrizione alla CI il vestito è
gratis. Questa è la prima volta che si è preso
un modello simile, purtroppo la Comunità ha
sempre meno mezzi a disposizione e dunque
abbiamo bisogno dell’aiuto dei connazionali.
Quindi in risposta a una cosa che offre la Comunità i connazionali hanno accettato, anzi
con piacere, di pagare il canone. Addirittura
coloro che non erano soci della CI ma che
allora io e la consorte partiamo a lavorare. Quindi prima di tutto bisogna
acquistare il materiale che alle volte
è stoffa, altre pelle, gommapiuma,
eccetera. Mi sono fatto un giro di produttori e quindi riesco a trovare presto
tutto il materiale. Per quanto riguarda
invece gli attrezzi posso dirvi che la
maggior parte è ‘sul fai da te’ cioè secondo ciò che devo fare mi sono fatto
gli attrezzi più strani. Mia moglie mi
aiuta moltissimo, ecco adesso sta facendo tutte le piume delle aquile che
dopo vengono attaccate una ad una
lungo tutto il costume.
La collaborazione con la Comunità degli Italiani è avvenuta per caso. Uno
del gruppo Circolo sapeva che io sono
appassionato di maschere ed è venuto
a chiedermi se avrei fatto le maschere
per loro. Io gli ho proposto questo sistema dell’aquila bicipite cioè in gommapiuma e loro hanno accettato. Ed ecco
qua il costume”.
fanno parte del gruppo mascherato, si sono
iscritti e pagato la quota”.
Abbiamo chiesto a Nadia Poropat, che è anche
la direttrice della SE Dolac, quanto i giovani si
includono nel gruppo mascherato della CI.
“I nostri giovani sono inclusi nei balli e nelle
sfilate mascherate già dagli asili dato che le
nostre istituzioni prescolastiche e scolastiche
partecipano alla grande sfilata dei bambini.
Quelli più grandi, ovvero a livello di Liceo,
Panorama
9
vengono con noi. Però sarebbe bello che si
organizzassero da soli come lo fanno le altre
scuole medie cittadine. Dovrebbero trovare il
modo di fare una maschera a parte e presentarsi come SMSI. Al Liceo ci sono molti giovani
professori che potrebbero aiutare i giovani ad
organizzarsi ed esprimere in maschera i loro
interessi. Non bisogna dimenticare che le
maschere costano e quindi sono i genitori che
In tanti anni il
Carnevale è cambiato tanto da diventare un vero e
proprio prodotto
turistico cittadino
dovrebbero dire l’ultima parola”.
Ma secondo lei che da vent’anni
segue il Carnevale quanto è cambiato?
“In generale il Carnevale è cambiato molto
in tutti questi anni. Si sono fatti grandi passi
avanti tanto da diventare anche un prodotto
turistico. La Città di Fiume ha dato tanto e
continua a dare tanto per questa manifestazione. Dietro a tutto c’è un grandissimo lavoro organizzativo specie per quanto riguarda i
gruppi dall’estero ai quali, è doveroso dire, la
città paga il soggiorno. Collabora strettamente con l’Ente turistico cittadino che promuove
tutte le manifestazioni legate a questo periodo più pazzo dell’anno.
Per quanto riguarda la mia esperienza con la
Comunità devo dire che mi è rimasta nel cuore la mia prima sfilata con il gruppo della CI.
Il titolo del nostro gruppo era Tutti al mare e
quel giorno è venuta giù una di quelle piogge.... Quando finito tutto tornammo nel Salone delle feste ci accorgemmo che neppure
le bandiere si erano salvate dall’acquazzone.
Avevamo un carrozzone in cui si preparavano
le sardelle fritte (era la famiglia Butković che
offriva tutto). Un bellissimo ricordo che evidentemente ha innescato la scintilla dell’amore verso il Carnevale.”
Dunque concludendo che dire: venite ai balli
mascherati nel Salone delle feste e domenica
26 febbraio venite in Corso a sostenere il nostro gruppo!
10
Panorama
Tanti ruscelli
Per fare un bel costume ci vuole una
buona sarta e la Comunità degli Italiani
di Fiume l’ha trovata. Si tratta di Suzana
Đodan, di professione designer e proprietaria dell’atelier “Lu Lu“ situato in
Corso nel quale da dodici anni impiega
quattro persone ovvero quattro sarte di
mestiere. Da anni si è inclusa nel Carnevale fiumano creando costumi per i vari
gruppi.
“Oltre al Carnevale noi lavoriamo molto
con gli albergatori. Mi spiego: qualcuno
apre un ristorante o un bar e ci viene
a chiedere di preparare una uniforme
speciale per i camerieri che non siano
i classici pantaloni neri e la camicia
bianca. Quindi io metto l’idea e le mie
sarte la realizzano. Tre mesi invece li
dedichiamo interamente al Carnevale
che è l’evento più importante in città.
La collaborazione con la CI di Fiume è
cominciata quasi per caso cinque anni
fa dopo che io e Daniela Zubović ci siamo conosciute e abbiamo cominciato a
parlare di costumi. Daniela viene qua,
mi dice il titolo del gruppo e quello
che vorrebbe e poi assieme facciamo
un bozzetto e quindi il costume. Finora
abbiamo sempre cucito i costumi sia
femminili che maschili, quest’anno,
dato che le maschere sono diverse, io
ho fatto solo quella femminile. L’idea
era quella di rappresentare un’acqua
che scorre e quindi ho optato per questa versione. Ma noi facciamo costumi
anche per gli altri gruppi e in media
all’anno cioè per ogni Carnevale facciamo dai 2000 ai 2500 costumi. Ci basta l’idea e poi io vado alla ricerca del
materiale necessario il più delle volte
in Italia. Poi c’è il lavoro delle sarte che
non è solo quello di cucire, certe stoffe
devono venir incollate e quindi non è
facile. Logico che ogni costume dobbiamo farlo in più misure dalla S alla
XXL specie quando si tratta di grandi
gruppi mascherati. Finora abbiamo lavorato per i gruppi di Fiume ma anche
di Veglia e Cherso, abbiamo fatto anche
l’uniforme della Banda d’ottoni di Buie.
Mi chiede se vado anch’io mascherata
alla grande sfilata. No, ma lo sa perché,
perché quel giorno passeggio su e giù
per il percorso della sfilata per vedere il
mio lavoro ed eventualmente fare qualche riparazione sul posto, come dire con
l’ago e il filo in tasca” ci ha detto scherzosamente Suzana Đodan.
attualità
Giro di vite
per i partiti
in Croazia
di Diana Pirjavec Rameša
Patrik Macek/PIXSELL
Sia la forza politica
al governo, l’HDZ,
che il maggior partito
d’opposizione,
l’SDP, sono costretti
a tagliare le spese
di gestione delle
segreterie di
partito visto che
i finanziamenti
scarseggiano. Bisogna
coprire quanto prima
i costi delle numerose
campagne elettorali
che negli ultimi
due anni sono state
condotte nel segno
di consulenze pagate
a prezzo d’oro e
incontrollate spese di
rappresentanza
P
er molti anni non ha
fatto che assumere. Ora
l’HDZ è costretto a licenziare visto che le spese per il mantenimento
di un esercito di impiegati e consulenti sono arrivate alle stelle. Nel
giugno del 2016 sulla lista paga
c’erano 80 dipendenti affiancati da
altre 7 persone con contratto per
prestazioni saltuarie. Per paghe e
contributi sono stati spesi 10,4 milioni di kune a cui vanno aggiunti
pure indennizzi per un complessivo di 2,6 milioni di kune. Una
situazione insostenibile, tanto da
indurre la dirigenza del partito a
tagliare le spese e il numero dei
dipendenti. Le entrate annuali dal
bilancio dello stato (per il 2015)
ammontavano a 38 milioni di
kune, ma i debiti accomulati nelle numerose campagne elettorali
hanno costretto la dirigenza ad
una gestione più oculata e a tagli.
ccIl presidente dell’HDZ
Andrej Plenković
Panorama
11
attualità
fParola d’ordine:
ristrutturazione
Alla fine di dicembre il numero di dipendenti HDZ era 73,
ma il segretario generale Gordan
Jandroković, interpellato da “Poslovni dnevnik”, non ha esitato a
precisare che ci sarebbero stati ancora dei piccoli tagli, nonché una
diversa ripartizione dei coefficienti
paga e di conseguenza delle mensilità. Annunciati pure accorpamenti degli attuali settori: strategia,
comunicazione, supporto e risorse umane, come pure una nuova
catalogazione dei posti di lavoro.
Fino a qualche tempo fa i quattro
settori considerati strategici avevano ciascuno un responsabile,
dei sostituti e alcuni impiegati. Le
paghe variavano da un netto di 7
mila kune mensili ad un massimo
di 15 mila kune.
I debiti accumulati traggono origine dalla campagna elettorale
del 2015 per le cui spese l’HDZ
si era indebitata anche presso due
aziende croate. I debiti dovrebbero
venir estinti entro la prima metà
di quest’anno quando - sostiene
Jandroković- il partito dovrebbe
raggiungere la parità di bilancio.
fUn gesto fortemente
voluto da Plenković
La razionalizzazione e la riorganizzazione del numeroso apparato
di impiegati, consulenti, personale
operativo di vari livelli è fortemente voluta dall’attuale presidente
dell’HDZ, Andrej Plenković, il
quale, non appena prese in mano
le redini del partito, ha iniziato da
subito a mettere ordine nell’assetto
amministrativo. Va ricordato che
degli attuali 73 dipendenti ben 40
sono impiegati presso le organizzazioni regionali (conteali) e il rimanente ricade sulla sede centrale
di Zagabria.
Raramente si ha notizia di tagli di
posti di lavoro in seno ai partiti.
Chiaro è che l’HDZ vuole fungere
da apripista anche alle altre forze
politiche che si trovano in simili
12
Panorama
ccDavor Bernardić
situazioni e che vivono prevalentemente grazie a finanziamenti che
arrivano dal bilancio dello stato,
dalle quote d’iscrizione o da donazione.
Un simile gesto di buona volontà
è stato dimostrato da alcuni parlamentari di Most, la Lista indipendente guidata da Petrov, formazione che assicura all’HDZ la
maggioranza in Parlamento. Alla
fine di dicembre il deputato di
Most, Ružica Vukotić, aveva di-
chiarato di voler rinunciare all’indennizzo da parlamentare per appesantire quanto meno il bilancio
dello Stato. Ma non sappiamo ancora se l’abbia fatto o meno.
fSocialdemocratici
in difficoltà
Difficile pare sia pure la situazione
finanziaria del Partito Socialdemocratico croato (SDP). Il nuovo
presidente Davor Bernardić ha
Davor Puklavec/PIXSELL
dovuto “razionalizzare” le spese da
subito. Il rischio infatti era di un
imperdonabile default che al partito avrebbe potuto nuocere ancor
più delle controversie interne... che
non sono poche.
Ma ritorniamo alle finanze. In
una delle recente riunioni del Direttivo è stato fatto il punto sulle
finanze ed è subito emerso che il
partito ha speso durante la gestione Milanović, molto più di quanto era previsto dal budget. L’ammanco operativo registrato nella
seconda decade di gennaio era di
1,3 milioni di kune. Se questa tendenza non dovesse venir prontamente fermata, alla fine dell’anno
l’ammanco potrebbe raggiungere i
9,917 milioni di kune. Per questo
motivo l’SDP ha dovuto già a gennaio indebitarsi con le banche richiedendo un prestito di 10 milioni di kune, come pure predisporre
una serie di misure con l’obiettivo
di ridurre le spese a tutti i livelli. Il
primo taglio riguarda le paghe dei
dipendenti: segretarie, autisti, ma
anche funzionari di partito. Il taglio non sarà lineare e andrà a colpire in primo luogo i redditi alti,
come quello del direttore amministrativo che prende 17,146 mila
kune al netto e che verrà decurtato del 30 p.c. Le paghe di segretarie e autisti che si aggirano sulle
4,9 mila kune subiranno un taglio
del 5 p.c.
fIl «contributo»
dei parlamentari e
degli eurodeputati
La spesa complessiva per le paghe dei dipendenti dell’SDP nel
2014 ammontava a 6,276 milioni
di kune. Nel 2017 questa voce del
bilancio prevede ben 7,218 milioni di kune. Cifre esorbitanti che il
partito non si può più permettere.
Anche perché nel 2014 l’SDP aveva 61 deputati eletti al Parlamento
e a tale titolo aveva incamerato dal
ccPure gli eurodeputati eletti nelle file
dell’SDP aiuteranno finanziariamente
il partito con con contributo mensile
di 3.000 kune. Nella foto il deputato
all’Europarlamento Tonino Picula.
bilanico dello Stato 33,7 milioni
di kune. In questo momento può
contare solo su 38 e dunque meno
proventi. Inoltre, tra le misure
adottate per salvare le finanze del
partito pure il pagamento di quote
mensili da parte di deputati e eurodeputati. I deputati SDP eletti al
Sabor dovrebbere contribuire con
1.000 - 1.500 kune mentre gli eurodeputati con 3000 kune al mese.
Bisogna rilevare che il personale amministrativo dell’SDP nel
momento in cui ha avuto sentore
di possibili tagli ha fondato subito un proprio sindacato di cui è
presidente Karolina Leaković, ex
responsabile dei rapporti internazionali ed una dei numerosi controcandidati alla recenti elezioni
per la carica di presidente dell’SDP.
Panorama
13
Il Paese è costretto a
fare i conti con un grave
spopolamento e con
una marcata tendenza
all’invecchiamento
demografico. Forte la
crescita del numero di
emigrati, soprattutto
da quando ha ottenuto
l’adesione all’Ue
I
ricercatori hanno lanciato
un pesante appello alla politica ricordando che la Croazia, considerato il grande
calo demografico, rischia di
scomparire. Una situazione che
potrebbe compromettere l’economia, la crescita del paese e anche
la mera sussistenza. Secondo i dati
resi noti dalle Nazioni Unite uno
su cinque cittadini croati si è trasferito all’estero: infatti in questo
momento sarebbero ben 4 milioni, mentre nel paese i residenti
sono solo 3,6 milioni. Per quanto
riguarda la popolazione che ha abbandonato il paese, sempre in base
ai dati dell’ONU, va rilevato che i
migranti definiti “classici” sono
circa 3,35 milioni, altri 400.000 vivono in Bosnia e ulteriori 250.000
risiedono temporaneamente nei
Paesi contermini, dove godono
dello status di “minoranza”.
Il demografo Stjepan Šterc ha dichiarato di recente in TV che “la
Croazia sta scomparendo e che
a nulla servono le iniziative
rivolte ad un miglioramento del tasso
di occupazione
giovanile: i
14
Panorama
Demografia: la C
giovani se ne vanno e nulla li può
trattenere visto che il lavoro non
ce l’hanno, come nemmeno prospettive di crescita professionale
ed economica. Dunque nulla li
può fermare, soprattutto se vivono
in zone economicamente depresse
come l’area di Vukovar, la Slavonia
o la Lika”.
Ma non tutto è così nero. È stato
fondato di recente l’Ufficio governativo per i cittadini che rientrano
e il suo responsabile Zvonko Milas
sostiene che le cose stanno migliorando, i dati del 2015 rilevano che
in Croazia sono rientrate dalle 12
alle 13 mila persone.
fInvecchiamento
della popolazione
La Croazia, e le cifre sopra citate
lo confermano, è costretta a fare i
conti con un feroce spopolamento
dalla marcata tendenza all’invecchiamento demografico, oltre che
con una forte crescita del numero
di emigrati riscontrata soprattutto da quando il Paese ha ottenuto
l’adesione all’Ue. Sul primo fronte,
basti pensare che la popolazione di
età compresa dai 0 ai 24 anni rappresenta appena il 26% del totale,
mentre quella dai 25 ai 59 il 48%
e che lo scorso anno sono nati vivi
39.596 bambini, ovvero circa un
migliaio (-2,7%) in meno rispetto al 2013, mentre il numero dei
morti è salito di 721 (1,4%) toccando quota 52.427 (dati forniti
dall’Istat croato).
Sul secondo fronte, invece, le cifre
elaborate dall’Istat e quelle presentate dall’Hdz (Unione democratica croata) stridono clamorosamente: secondo le organizzazioni
non governative negli ultimi due
anni sono emigrati circa 200 mila
cittadini croati; secondo lo schieramento conservatore invece a
lasciare il Paese sono stati circa
100 mila cittadini. Ad ogni modo,
sembra davvero scontato ricordare
che questi due fattori influiranno
in modo determinante sulla crescita economica e sulle dinamiche
dei Fondi pensionistici che già ora
operano tra mille difficoltà.
fIl problema
è anche politico
“I politici devono smettere di litigare continuamente su qualsiasi
argomento - ha osservato Anđelko
Akrap, direttore del Dipartimento
demografico nazionale - e trovare
una soluzione condivisa per affrontare i problemi. Non c’è dubbio: attualmente l’emigrazione sta
attualità
Croazia rischia di scomparire
assumendo proporzioni decisamente inquietanti. È necessario
elaborare una strategia a lungo termine per arginare lo spopolamento. Ritengo, inoltre, che lo sviluppo
del nostro Paese debba basarsi sul
decentramento amministrativo e
finanziario: non sempre è obbligatorio l’intervento dello Stato.
Maggioranza e opposizione devono mettersi d’accordo, perché non
esiste una politica demografica di
destra e una di sinistra. Hdz e Sdp
devono collaborare per il bene della Croazia”.
fLa mortalità
supera la natalità
Il calo demografico ed il tasso di
natalità sono due fenomeni che si
stanno verificando in tutti i paesi
sviluppati con tendenze sempre
più preoccupanti. Ormai la mortalità supera nella gran parte degli
stati ricchi la natalità determinando un tasso di crescita della popolazione che oscilla pericolosamente dallo 0 all’uno (1) p.c. Diversa e
totalmente opposta è la situazione dei paesi sottosviluppati dove
la crescita è costantemente alta,
oserei aggiungere anche “troppo”,
considerando la prospettiva di vita
delle persone che vivono in questi
paesi. Attualmente la crescita media mondiale è solo dell’1,6% annuo e ciò è relativamente un bene
poiché la maggior parte di queste
nuove nascite avvengono appunto
nei paesi del terzo mondo mentre
i paesi ricchi restano comunque
a crescita “0”. Fondamentalmente questo problema delle nascite
risulta essere piuttosto irrazionale ma se lo analizziamo bene studiandone le cause potremo notare
che si basa comunque su cause
logiche. Infatti pare scontato affermare che un paese con buone condizioni sociali, ottime speranze di
vita e un ottimo grado di sviluppo
economico sia più propenso a fare
figli e viceversa un paese povero,
che soffre la fame e dove la mortalità infantile miete ogni anno moltissimi bambini, sia meno disposto
a mettere al mondo altre “vittime”.
fStruttura
demografica nell’Ue
All’inizio del 2015 gli abitanti
dell’Ue-28 erano 508,5 milioni. Il
1° gennaio 2015, in tutta l’Ue-28,
i giovani (0-19 anni) rappresentavano il 20,9% della popolazione
totale, mentre le persone in età lavorativa (20-64 anni) erano i tre
quinti (60,2%) del totale (ulteriori
informazioni su questo sottogruppo
sono disponibili nella scheda relativa al mercato del lavoro) e il restante 18,9% circa della popolazione
era rappresentato da anziani (dai
65 anni in su). Si osservi che queste
classi di età, prese in considerazione per l’analisi della struttura della
popolazione dell’Ue-28, sono state
adattate (rispetto alle precedenti
edizioni dell’annuario regionale di
Eurostat) al fine di riflettere il gruppo di età utilizzato per l’obiettivo di
Europa 2020 relativo al tasso di occupazione (20-64 anni).
Osservando più nel dettaglio l’ampia fascia della popolazione in età
lavorativa, il 12,2% ha un’età compresa tra i 20 e i 34 anni (questa
fascia di età è utilizzata per alcuni
indicatori in una scheda relativa
all’istruzione), il 28,6% ha un’età
compresa tra i 35 e i 54 anni e il
12,8% ha un’età compresa tra i 55
e i 64 anni.
Le strutture demografiche all’interno dei singoli Stati membri dell’Ue
si presentano spesso irregolari, il
che ha potenzialmente un impatto
sulla competitività e sulla coesione regionale. A volte questi divari
sono abbastanza evidenti, come
ad esempio in Germania (dove si
rileva spesso un contrasto tra le
regioni orientali e quelle occidentali), in Francia (tra nord-est e sudovest), in Italia (tra nord e sud) e
in Turchia (tra est e ovest). Queste
differenze possono essere attribuite a una vasta gamma di fattori:
climatici, orografici, storici,
politici, sociali ed economici.
D. P. R
Panorama
15
eePresidente dell’ANIM
è Antonio Peragine,
giornalista direttore de
“Il Corriere Nazionale”
È nata l’Associazione
Nazionale degli Italiani
nel Mondo
a cura di Ardea Velikonja
È
nata l’Associazione Nazionale degli Italiani nel Mondo – ANIM, organizzazione
non governativa di promozione sociale e
di volontariato, apartitica, aconfessionale, interetnica, fondata sull’attività di volontariato dei propri associati. A dare l’annuncio il
suo presidente Antonio Peragine, giornalista
direttore de “Il Corriere Nazionale”.
La nuova associazione, che può costituire sedi
su tutto il territorio nazionale e internazionale,
nasce dalla trasformazione dell’Associazione
Baresi nel Mondo, che sin dalla sua nascita nel
2008 si è sviluppata in campo internazionale
creando anche un suo organo d’informazione
on line denominato “Il Corriere Nazionale”, organo d’informazione indipendente aderente
alla Federazione Unitaria della Stampa Italiana
all’Estero.
Gli obiettivi dell’ANIM, spiega Peragine, “sono
quelli di crescere ancora di più in campo mondiale contribuendo a proporre nuove idee ed
eventuali soluzioni ai problemi di sempre
degli italiani nel mondo e dell’immigrazione
straniera in Italia. Lo scopo dell’associazione,
tra l’altro, è quello di avere un impatto significativo nelle politiche di cooperazione allo
sviluppo, culturale, sociale, formativo e di
aiuto umanitario, nazionali, internazionale
ed europee”. “L’associazione si impegna a lavorare per la promozione di uno sviluppo umano
sostenibile. In tale ambito”, continua Peragine,
“il lavoro dell’Associazione si ispirerà a principi e
direttrici dei grandi vertici mondiali delle Nazio-
16
Panorama
Gli obiettivi dell’ANIM sono quelli di crescere
ancora di più in campo mondiale contribuendo
a proporre nuove idee ed eventuali soluzioni ai
problemi di sempre dei connazionali all’estero
ni Unite, nonché agli orientamenti ed alle politiche dell’Unione Europea sulla cooperazione
internazionale e sul fenomeno migratorio”.
Per attuare concretamente i propri scopi, l’Associazione si propone tra l’altro di realizzare
“qualunque iniziativa atta a favorire trasformazioni sociali, economiche e culturali nell’ambito
di propri progetti o di programmi e progetti,
nazionali, europei ed internazionali, di cooperazione allo sviluppo, di aiuto umanitario, di salvaguardia della pace e di cooperazione decentrata”; inoltre “realizzerà attività di formazione
professionale, aggiornamento, perfezionamento stage, tirocini e informazione rivolte tanto al
personale docente e non docente della scuola,
quanto ad un più vasto arco di soggetti beneficiari, in particolare di giovani, donne, immigrati, nell’ambito di progetti comunitari, nazionali
o locali”; e “produrrà e diffonderà propri studi
e ricerche, nonché materiali didattici, opuscoli,
libri, riviste, audiovisivi, cd, giornale stampati e
on line, web tv e quanto riterrà utile agli scopi
dell’Associazione stessa”.
Nelle intenzioni di Peragine e dei fondatori
dell’ANIM c’è inoltre la volontà di “attuare iniziative di tutela verso i figli di emigrati o immigrati
orfani o abbandonati o che subiscono maltrattamenti e promuovere intese con soggetti affini
che operano nel terzo settore (associazioni di
volontariato, organizzazioni non governative,
fondazioni e in genere organizzazioni senza
scopo di lucro) sia in Italia che all’estero”; nonche di “costituire un osservatorio per il monitoraggio dei fenomeni migratori - Osservatorio
dell’Emigrazione Italiana nel Mondo, in sigla
OEIM, composto da esperti del settore residenti
in ogni parte del mondo per la raccolta e l’aggiornamento dei relativi dati e creare un centro
studi per l’elaborazione e la diffusione dei medesimi oltre che a supporto di tutte le iniziative
assunte dall’ANIM e di proporre l’USPIM (Ufficio
per le Politiche Sociali degli Italiani nel Mondo)”.
Ed ancora l’ANIM intende “promuovere progetti di cooperazione nazionale e internazionale
finalizzati al miglioramento delle condizioni di
vita delle comunità italiane residenti all’estero,
contribuendo alla diffusione della lingua e della cultura italiana”; come pure “sviluppare iniziative atte a mantenere e rinsaldare i legami
tra l’Italia ed i cittadini emigrati, le loro famiglie e i loro discendenti, al fine di valorizzare il
senso dell’identità italiana e rispondere al loro
bisogno di radici”; ed infine “assistere i migranti italiani detenuti all’estero e le loro famiglie
nella tutela dei loro diritti e dei loro interessi in
Italia”. (aise)
italiani nel mondo
Il concorso
Premio
Pirandello
per il miglior
corto teatrale
quest’anno è
stato esteso alle
scuole all’estero
N
el 2017 ricorre il 150.
esimo anniversario
della nascita di Luigi
Pirandello, uno dei
maggiori protagonisti
del Novecento letterario insignito del
Premio Nobel per la
letteratura nel 1934.
Nell’ambito delle iniziative promosse dal
Ministero degli Affari
Esteri, in raccordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, si è deciso di estendere il concorso nazionale Uno,
nessuno e centomila anche alle scuole italiane all’estero, secondarie di II grado, statali
e paritarie, e alle sezioni italiane presso le
scuole straniere e internazionali, comprese
le scuole europee.
L’iniziativa è organizzata in collaborazione
con il Distretto Turistico “Valle dei Templi”,
“La Strada degli Scrittori” e la Fondazione
Teatro “Luigi Pirandello” di Agrigento.
Il concorso prevede la realizzazione della
sceneggiatura di un corto teatrale ispirato
ad una novella dello scrittore agrigentino.
Le sceneggiature, selezionate da un’apposita Commissione, saranno rappresentate
in occasione delle manifestazioni legate
alle celebrazioni dell’anniversario della
nascita del drammaturgo che si svolgeranno nella città natale, Agrigento, e in molte
università e centri di cultura in Italia e nel
mondo.
ccIl teatro Pirandello di Agrigento
Gli elaborati dovranno pervenire all’indirizzo [email protected] e, per conoscenza, a serena.bonito@
esteri.it entro e non oltre il 15 marzo 2017.
Il premio consisterà in un’opera realizzata
a cura dell’Accademia di Belle Arti “Michelangelo” di Agrigento. Gli studenti vincitori
avranno l’opportunità di rappresentare
l’opera teatrale ad Agrigento nel mese di
maggio nell’ambito del Festival della Strada degli Scrittori, durante le celebrazioni
dell’anniversario della nascita del drammaturgo siciliano, promosse dal Comune.
Oltre a concorrere per il Premio, è prevista la
possibilità, per le scuole all’estero che vorranno coglierla, di essere ammesse anche
fuori concorso a rappresentare il corto teatrale in occasione delle celebrazioni. (aise)
Panorama
17
L
a Mailing List HISTRIA, con il patrocinio dell’Associazione per la Cultura
Fiumana, Istriana e
Dalmata nel Lazio e
dell’Associazione dei
Dalmati Italiani nel
Mondo, bandisce un concorso
rivolto ai giovani delle scuole italiane e delle comunità degli italiani di Croazia e Montenegro,
articolato nelle sezioni A e B.
Nella Sezione A – Concorso ML
HISTRIA, sono invitati a partecipare gli allievi delle scuole italiane e i ragazzi che frequentano le
Comunità degli Italiani che hanno sede in Croazia e Slovenia che
conoscano la lingua italiana o il
dialetto locale di origine veneta e
istriota. Il Concorso è suddiviso
in due categorie, ovvero scuole
elementari e scuole medie superiori; a ciascuna categoria sono
ammessi sia lavori individuali sia
per i lavori di gruppo. Il Concorso “ML HISTRIA 2017” prevede
la possibilità di svolgere, a scelta, esclusivamente una sola delle
tracce proposte per ogni sottocategoria relativa all’ordine scolastico di appartenenza.
Per quanto riguarda la Sezione B
– Concorso Associazione Dalmati
Italiani nel Mondo, quest’ultima
assegnerà un premio agli allievi
delle scuole elementari e delle
scuole medie superiori situate
nell’antica Dalmazia, da Cherso
e Veglia fino al Montenegro, che
conoscano la lingua italiana o il
dialetto locale di origine veneta/romanza. Per questa sezione
sono pertanto individuate le seguenti categorie di concorrenti:
scuola elementare e scuola media superiore situata nei luoghi
storici della Dalmazia in Croazia; scuola elementare situata nei
Radici, identità
memoria e
multiculturalità
Mailing List HISTRIA, pubblicato
il concorso rivolto ai ragazzi
delle scuole italiane e delle Comunità
degli Italiani dell’Adriatico orientale
luoghi storici della Dalmazia in
Montenegro; scuola media superiore situata nei luoghi storici
della Dalmazia in Montenegro.
Due categorie, lavori di gruppo e lavori individuali, i premi sono di 200
euro per il 1° classificato, rispettivamente di 150 per il 2° classificato e
di 100 per il 3° classificato.
fCategoria elementari
Per le scuole elementari (sia lavori individuali che di gruppo),
le tracce sono: “I nostri noni ne
conta – i nostri nonni ci raccontano – Storie e memorie del vostro passato familiare”; “La mia
classe plurilingue. Vi racconto
perché mi piace frequentare la
scuola italiana o frequentare corsi di italiano e avere amici che
parlano lingue diverse”; “Quant’è
bella la mia città...”; “In riva al
mare”; “La storia maestra di vita”;
“Una pagina bianca da riempire
con quello che vuoi, con i tuoi interessi, con i tuoi passatempi, con
le tue amicizie”; “Girando per l’Istria o la Dalmazia puoi incontrare tante antiche costruzioni come
castelli, chiese ma anche semplici
vere di pozzo, pietre confinarie,
simboli che parlano di un tempo
lontano. Ce n’è qualcuno che ti ha
particolarmente interessato o incuriosito e se sì quale?”; “In una
società civile, sono molto importanti i comportamenti, gli atteggiamenti, il prendersi cura degli
altri, il calcolare le conseguenze
dei propri gesti. Insomma, tutto
ciò che con minimo sforzo serva
a stare meglio insieme e smussare gli spigoli della vita che sono
molti e appuntiti. Ci vuole poco
così! Elabora il tema sostenendo
società
la tesi del titolo, e metti a fuoco
un episodio significativo che ti
ha visto protagonista e dal quale emerge che ci vuole veramente poco per fare star meglio una
persona”.
fMedie superiori
Le scuole medie superiori potranno invece cimentarsi in queste tematiche: “I nostri noni ne
conta – i nostri nonni ci raccontano – Storie e memorie del
vostro passato familiare”; “Quasi
ogni cittadina istriana, fiumana
o dalmata ha il suo personaggio
illustre dallo sport (Benvenuti,
Andretti, Abbà, ecc) al cinema
(Alida Valli, Laura Antonelli,
ecc) alla letteratura (Quarantotti
Gambini, Tomizza, Tommaseo,
ecc) alla poesia in dialetto (Zanini, Delton, Curto, ecc). Parlate di quello che più vi piace o di
qualcuno che non è citato ma che
per voi è significativo...”; “Vedersi
circondati da opere d’arte di cui
è ricca la tua terra, gratifica lo
sguardo, colma l’animo di gioia
profonda, arricchisce la mente
di un’esperienza insieme storica
e culturale di fronte all’iconoclastia di chi invece distrugge
le testimonianze artistiche del
passato qual è la tua reazione”;
“Il pensatore Epicuro diceva ‘chi
non ricorda il passato è vecchio
già oggi’. Rifletti come la memoria sia importante nella vita
dell’uomo”; “La continuità col nostro passato familiare e storico è
rinsaldata dal dialetto,
come dichiara anche
il poeta zaratino Raf-
faele Cecconi nella poesia ‘La
sciarpa’: ‘…xe come una sciarpa
morbida/ el xe proprio come un
sciale/ e più che t’ inveci/ più te
lo tien streto/ per scaldarte i ossi
e l’ anima.// Penso a ‘sto dialeto/
che xe come la pele tacada al corpo/ qualcosa che respira con ti/ e
con ti more’. Riconosci il valore
di questo mezzo espressivo nell’
esperienza tua e della tua famiglia”; “’Le radici sono importanti’
è una battuta illuminante nel film
‘La Grande Bellezza’ di Paolo
Sorrentino, vincitore del Premio
Oscar. Spiega quanto esse siano
importanti per la tua identità,
con riferimento al patrimonio
storico e artistico della terra in
cui vivi”.
fCome partecipare
I testi dovranno essere redatti in
lingua italiana o nel dialetto di origine veneta/romanza. È considerato lavoro di gruppo l’elaborato svolto da almeno due persone. I temi
potranno essere inviati: personalmente dagli autori/autrici; tramite
le scuole di appartenenza; tramite
le locali comunità degli italiani.
I testi (non filmati o video), con i
dati dell’Autore/Autrice o Autori/
Autrici (generalità, recapito, classe, scuola e nome dell’insegnante
di riferimento), identificati da
un “MOTTO” o da uno “PSEUDONIMO” dovranno pervenire
alla Segreteria della Mailing List
“HISTRIA” per posta elettronica
a tutti e tre i seguenti indirizzi – segreteriamlhistria@gmail.
com, [email protected]
e [email protected]; oppure
si può inviare il tutto per posta
raccomandata alla Segreteria del
Concorso Mailing List HISTRIA
2017, c/o Maria Rita COSLIANI,
Via Zara, 8/3 - 34170 Gorizia Italia – inserendo nella busta il
tema con i dati dell’Autore/Autrice o Autori/Autrici (generalità, recapito, indirizzo di posta
elettronica, classe, scuola e nome
dell’insegnante di riferimento)
identificati da un MOTTO o
PSEUDONIMO.
Tutti i lavori, inviati sia per posta elettronica che per posta raccomandata, saranno ammessi
soltanto se INVIATI entro il 31
marzo 2017. Si precisa che ogni
singolo concorrente può partecipare solo con un unico lavoro per
sottocategoria. In caso di omonimia del nome o del motto, gli organizzatori daranno agli elaborati
una diversa numerazione in base
alla data di arrivo.
fPremiazione a giugno
al Raduno di Umago
Tutti i testi partecipanti al concorso verranno pubblicati sul
sito Internet “HISTRIA” http://
www.mlhistria.it e sul sito collegato “ADRIATICO CHE UNISCE”http://www.adriaticounisce.
it dedicato al concorso letterario
indetto da MLHISTRIA. Gli autori, con la loro partecipazione,
autorizzano la pubblicazione dei
loro elaborati a titolo gratuito sia
nel libro pubblicato sia nel sito.
In occasione del XVII Raduno
della Mailing List “HISTRIA”, che
si svolgerà a Umago il 10 giugno
2017 saranno effettuate le premiazioni ufficiali per ogni singola categoria (scuole elementari e
scuole medie superiori) e le relative sottocategorie.
Panorama
19
società
Abbiamo sempre
cercato la felicità,
però ora iniziamo
a farlo in direzioni
diverse. Eravamo
abituati all’equazione
ricchezza=benessere,
invece ci stiamo
accorgendo che si
può diventare più
ricchi senza diventare
affatto più contenti...
intimità
e tanto
Definirlo no
racchiude un
difficilment
ha avuto un
tutt’altro che casu
anche alla costant
campagna pubblic
i libri sulla hygge
20
Panorama
à, accoglienza
o calore
a cura di Diana Pirjavec Rameša
on è semplicissimo. Il termine, danese,
un concetto di intimità talmente scandinavo da essere
te traducibile in altre lingue. Ma, nonostante tutto,
n successo travolgente che va oltre le apparenze, ed è
uale. Questa pratica di relax deve la propria popolarità
te promozione operata dagli editori inglesi: la forte
citaria messa in atto grazie anche ai media ha portato
in testa alle classifiche
S
i scrive hygge, si pronuncia
ügghe, si traduce... “il segreto
del benessere in Danimarca”.
Da oltre 40 anni, infatti, risulta uno dei Paesi più felici
del mondo. Ed allora questa
consapevolezza incuriosisce
e invita a scavare nello stile di vita danese per capire
i segreti di questa pratica.
Viviamo tutti sotto stress, costretti a fare tante cose contemporaneamente, spesso sgradevoli, siamo
ansiosi e tristi. Eppure basterebbe ripensare
alle priorità della vita, e tentare di vivere
al meglio seguendo il metodo Hygge
secondo le proprie possibilità, con
sano realismo, ma anche con determinazione e magari un po’
di entusiasmo.
Il termine risale al 19° secolo e deriva dalla parola
germanica “hyggja”
Hygge è qualcosa di tanto danese che non si può tradurre.
Per provare a spiegarla, diciamo
che significa creare un’atmosfera accogliente, piacevole,
intima mentre si assaporano
i piaceri della vita circondati
dall’affetto delle persone care.
Questo concetto è considerato
un fattore così determinante
per la felicità che alcune università del Regno Unito e degli
Stati Uniti hanno iniziato ad
offrire dei corsi “hygge”. Molti
pensano che significhi accendere le candele, preparare buon
cibo, o creare di una bella atmosfera. Ma questo è solo l’aspetto
superficiale di “hygge”. La verità
è che è un concetto molto più
profondo.
fSenza drammi
e tensioni
Ma come praticare l’hygge? Provate a immaginare una riunione di famiglia senza “drammi”. Non ci sono discussioni a proposito della
politica, problemi familiari, atteggiamenti
aggressivi. Non ci sono commenti maligni o
una pesante negatività. Ognuno aiuta l’altro
in modo che non sia solo una persona a fare
tutto il lavoro. Nessuno si vanta spropositatamente dei propri successi, nessuno attacca
nessuno, o è in concorrenza con un altro. Si
tratta di un’interazione equilibrata che si basa
sul godimento del momento, del cibo, dello
stare insieme. In breve, un rifugio dal mondo
esterno.
Per alcuni, quella appena descritta può sembrare una normalissima riunione di famiglia.
Per molti, invece, non lo è. Queste regole non
scritte sul fattore “hygge” sono esattamente
ciò che lo rende così speciale.
fGiù le maschere
che significa pensare
o sentirsi soddisfatti. Non ci
sono traduzioni esatte di questo termine. “Accogliente” potrebbe essere un tentativo di
tradurre il termine ma non è sufficiente a spiegarne in modo esaustivo il concetto.
Gli antropologi americani sono stati colpiti
dalle interazioni “Hyggelig” e dal fatto che
nessuno cerca di prendere il centro della scena. È un momento in cui ognuno si toglie la
maschera e lascia le difficoltà dietro la porta
cercando di apprezzare la potenza della presenza degli altri.
Ci sono montagne di ricerche che sostengono
l’importanza dei legami sociali per il benessere. I sentimenti ricevuti e donati agli altri
Panorama
21
società
È anche una questione sociale
I ricercatori hanno anche scoperto che l’egualitarismo della Danimarca gioca un ruolo
importante. Ad esempio, uno studio del 2009 di Robert Biswas-Diener ha trovato che
mentre i ricchi americani e danesi sono felici in modo uguale, ciò non è così per i danesi
a basso reddito che sono, invece, molto più felici rispetto ai loro omologhi americani.
Ecco cinque regole “hygge” che si consiglia di applicare alla propria vita:
1. Sii te stesso. Abbassa la guardia. Non cercare di dimostrare quello che non sei.
2. Dimentica le controversie. Prediligi discussioni spensierate ed equilibrate. Godi del
cibo e della compagnia.
3. Pensa di essere un membro del team. Lavora insieme ai membri della famiglia o della
comitiva. Aiutali a preparare la cena.
4. Guarda il fattore hygge come un rifugio dal mondo esterno. Un luogo dove tutti possono rilassarsi e aprire il proprio cuore senza giudicare ed essere giudicati, non importa
quello che sta succedendo nella vostra vita. Nel bene e nel male, questo luogo è sacro
e i problemi possono essere lasciato fuori.
5. Ricorda che il fattore hygge è limitato nel tempo. Fare hygge può essere difficile per un
non danese. Prendere il centro della scena, vantarsi o lamentarsi, essere troppo negativi e
cercandare di essere presenti senza discutere? Questi sono comportamenti molto difficili
da applicare, ma la ricompensa potrebbe essere enorme. È una sensazione incredibile
condividere questi momenti senza scocciature con le persone che più ti piacciono.
sono il senso e lo scopo della vita. I legami
sociali possono aumentare la longevità, ridurre lo stress e anche rafforzare le difese
immunitarie.
fUn boom editoriale
Hygge non è un’idea è un concetto ed è illustrato e raccontato dalla danese Marie
Tourell SΦderberg nel suo libro Il metodo
danese per vivere felici, Hygge in libreria per
Newton&Compton e già in cima alle classifiche nel regno Unito. Si tratta di un modo per
reagire al buio e al freddo del clima nordi22
Panorama
co, ma che può funzionare in ogni parte del
mondo. “Noi ci riuniamo”, racconta SΦderberg
“ci mettiamo comodi e cerchiamo di trarre il
meglio dal freddo e dall’oscurità. Aspiriamo
al comfort e al nutrimento per l’anima nelle
relazioni, nell’ambiente e negli alimenti. Un
metodo che può essere facilmente esportato
ovunque perché è uno stile di vita in cui cerchi
e trovi gioia nelle piccole cose: la casa, la bellezza, la tranquillità, i bambini, gli affetti, valori comuni a tutti, in ogni parte del pianeta.
Hygge, una piccola parola quasi intraducibile
che però si potrebbe descrivere con intimità,
accoglienza, calore”.
Per essere Hygge è necessario riflettere su
cosa ci fa veramente stare bene, in testa la
capacità di creare sempre e in ogni luogo
l’ambiente migliore in modo di accogliere
al meglio se stessi, familiari e amici e predisporli alla serenità. Va da sé che, nei momenti Hygge, l’ideale è spegnere computer e
cellulari, connettersi solo con chi ci è accanto
ed essere realmente in quel luogo in quel
momento, predisposti all’ascolto reciproco
e alla gioia. Più facile a dirsi che a farsi. Ma
tentare si può.
Questo fenomeno ha stimolato numerosi editori e altrettanti autori, tanto che negli ultimi
mesi sono arrivati sul mercato internazionale
ben nove libri sul tema, tra cui: Hygge di Louisa Thomsen Brits (Sperling & Kupfer, uscito in
novembre) e The Little Book of Hygge di Meik
Wiking (tradotto da Mondadori uscito il 17
gennaio). Meik Wiking è laureato in Scienze
politiche, già collaboratore del governo, è ora
amministratore delegato dell’Happiness Research Institute di Copenhagen.
Alla domanda su come si spiega l’attuale
boom di pubblicazioni ispirate a un termine e ad una pratica, tutto sommato molto
antica, risponde: “Abbiamo sempre cercato
la felicità, però ora iniziamo a farlo in direzioni diverse. Eravamo abituati all’equazione
ricchezza=benessere, invece ci stiamo accorgendo che si può diventare più ricchi senza
diventare affatto più contenti”.
fChe cosa vuol dire
vivere Hygge?
Hygge è la sensazione di un momento piacevole trascorso in buona compagnia. Si verifica
quando si è in grado di essere presenti nel
momento, quando ci si sente soddisfatti e a
proprio agio. Hygge spesso c’è quando si sta
insieme a persone che conosci molto bene;
persone con le quali puoi essere aperto e
sincero. Quando non c’è bisogno di fingere di
essere qualcosa diverso da quello che sei.
È un modo di vivere in cui cerchi e trovi gioia
nelle piccole cose. Andare a lavoro può diventare più hygge con una tazza di tè in mano,
guardando dal finestrino. Hygge rende le
cose semplici più piacevoli.
Vivere hygge significa anche dare priorità alle
cose che realmente contano: stare insieme e
godersi il tempo con le persone che amiamo,
non mettere troppa pressione su noi stessi, il
nostro lavoro e il nostro quotidiano, ma concedendoci più hygge nel fare le cose. In poche
parole un metodo di vita contro lo stress.
libri
eeL’affondamento della corrazzata Viribus Unitis
1° novembre del 1918 a Pola, per un azione
dell’ufficiale del genio Raffaele Rossetti e del
medico Raffaele Paolucci. “Disertori in Adriatico”
tratta aspetti pressoché sconosciuti della Grande
Guerra 1915-1918. Vengono pure raccontate le
vicende di eroi, come quella di Nazario Sauro, le
sofferenze di decine di migliaia di civili istriani
deportati nei campi di internamento austriaci e
ungheresi, i particolari dell’affondamento delle
corazzate austriache Szent István e Viribus Unitis,
i bombardamenti aerei italiani sulle città istriane
popolate da italiani e tanti altri episodi finora
ignorati o poco conosciuti
di Marina Silvestri
Servendosi anche
di documenti e
fonti austriache
e jugoslave,
in Disertori
in Adriatico
(Hammerle
Editori), Giacomo
Scotti tratta
aspetti pressoché
sconosciuti della
Grande Guerra
1915-1918. Vicende
di singoli uomini
o gruppi di sudditi
austroungarici
che dalla sponda
orientale hanno
guardato all’Italia
Due fil rouge:
l’Italia e la
sofferenza
L‘
ultimo lavoro di Giacomo
Scotti, napoletano di nascita e istriano di adozione, è una fonte preziosa
di informazioni su aspetti
della Grande Guerra solo
all’apparenza “minori”
rispetto agli scenari bellici più conosciuti; in particolare gli scontri
navali in Adriatico da cui il titolo del volume,
Disertori in Adriatico. Pagine sconosciute
della Grande Guerra (Hammerle Editori,
Trieste, 2016, pp. 344). Vengono ripercorse
le cronache delle diserzioni di marinari e ufficiali austroungarici dalla sponda orientale
verso l’Italia, fughe con appresso i piani militari che gli italiani diffidenti non presero in
considerazione, incarcerando i disertori, ma
si parla anche del fronte di terra, ricostruendo congiure, moti, rivolte, passaggi nelle file
italiane di interi battaglioni slavi schierati sul
fronte occidentale. La rivoluzione d’ottobre
accelerò queste sommosse e la ribellione di
uomini sfiniti dal logoramento della guerra
di trincea e dagli inutili massacri per guadagnare o perdere pochi metri di territorio che
abbracciarono gli ideali di equità sociale e
pace che arrivano dalla Russia, così che tante furono le bandiere rosse issate accanto a
quelle nazionali.
Da ultimo – ed è sicuramente la parte più
interessate del volume – viene delineata
con estrema chiarezza la posizione dei rappresentanti dei popoli slavi, la loro ricerca di
dialogo con i Paesi dell’Intesa, gli abboccamenti diplomatici, l’opera dei servizi segreti e
la spaccatura delle forze politiche italiane fra
chi, seguendo l’insegnamento di Mazzini ne
sosteneva la lotta per la creazione di uno stato indipendente rispetto ai nazionalisti italiani, che nutrivano propositi di aggressione ed
espansione imperialista nei Balcani. I comitati politici sorti per promuovere la costituzione
di uno Stato degli Slavi del Sud consolidarono
Panorama
23
libri
“Siamo trenta d’una sorte, e trentuno con la morte, tutti
tornano o nessuno…”. Sono le parole della “Canzone del
Quarnaro”, il cui testo fu scritto da Gabriele D’Annunzio (al
centro della foto con Luigi Rizzo e Costanzo Ciano e il motto
“Memento Audere Semper”, ricordati di osare sempre,
adattato alla sigla MAS, che in realtà significava motoscafo
anti sommergibile, e prima Motoscafi Armati Svan) per
celebrare quella che è passata alla storia come la Beffa di
Buccari. Che secondo Scotti non fu altro che una bell’e buona
bufala, fabbricata da D’Annunzio. Parliamo dell’incursione militare contro il naviglio austro-ungarico nella baia di Buccari,
compiuta da una flottiglia della Regia Marina su MAS nella
notte tra 10 e 11 febbraio 1918, in cui i siluri italiani andarono
a segno e ci una esplosione. Questo racconto, fatto dal Poeta
Soldato, testimone dell’impresa (un anno prima di occupare
Fiume), nei volantini che lanciò per l’occasione sarebbe
secondo un “fake”. Dei sei siluri sparati nessuno esplose, uno
solo colpì una nave. Non solo: nella riparata baia di Buccari
non c’era nemmeno una nave militare austriaca, come aveva
rilevato un ricognitore, ma solo vecchie carrette del mare in
disarmo. Insomma, un insuccesso totale. Che D’Annunzio
però fece passare per una missione importante e riuscita
il loro progetto in un congresso che si svolse a
Roma ad aprile del 1918 dove, basandosi sui
14 punti di Wilson, chiesero fosse riconosciuto uno stato ai popoli slavi oppressi all’interno
della duplice monarchia.
fAmicizia e ostilità
italo-jugoslava
Scotti, come sottolinea lo storico Fulvio Salimbeni che firma la prefazione, mette in
evidenza tanto la “diffidenza e l’avversione
degli alti comandi militari e di Sonnino e
Salandra, avversi all’idea della nascita di uno
Stato jugoslavo tale da ostacolare l’auspicata
penetrazione italiana nei Balcani”, quanto
la posizione degli interventisti democratici
come Salvemini e Amendola, “che cercarono
il dialogo con la controparte ‘jugoslava’, opponendosi, senza troppo successo alle mire
espansionistiche oltre l’Adriatico, cercando
di far passare, invece, il progetto, di matrice
risorgimentale, dell’amicizia italo-slava”.
In questo lavoro risulta evidente come da poche altre opere il ruolo giocato dai popoli slavi
nella disgregazione o meglio nell’implosione
dell’Impero asburgico e come le diserzioni facilitarono la vittoria sull’Austria paralizzando
in alcuni casi la superiorità bellica che dava a
tavolino un esito diverso al conflitto.
Sono elementi che l’autore può fornire grazie
alla lettura diretta della fonti. Come sottolinea sempre Salimbeni, “riprendendo temi
24
Panorama
già in parte accennati in ‘Gente dell’Adriatico’ sono rifusi alcuni articoli apparsi in sedi
diverse e pagine inedite, frutto di indagini
puntigliose tanto nella memorialistica (lettere private, diari) quanto in archivi e biblioteche. Padroneggiando perfettamente anche
il serbo, il croato e lo sloveno, lo studioso ha
potuto, quindi, avvalersi pure dei non pochi
lavori in materia degli studiosi ‘jugoglavi’,
per ragioni linguistiche quasi inaccessibili,
a parte rare eccezioni, ai nostri storici, oltre
che di documentazione ufficiale austriaca,
finora poco o niente conosciuta e utilizzata
dalla storiografia nazionale, riuscendo così
a fornire un contributo originale e di valore,
di taglio divulgativo, ma scientificamente
ineccepibile [..,.] che consente di riscoprire
un versante soltanto in apparenza secondario
e minore della quasi quinquennale tragedia
europea...”.
fAzioni ardimentose
Grazie a queste nuove fonti sono rivisitate le
azioni di guerra della marina italiana nonché
di quella austriaca e tedesca nei settori operativi di Venezia a nord e Taranto-Brindisi a
sud. Storie di sommergibili, e motosiluranti,
sabotaggi, affondamenti e salvataggi, e posa
di micidiali mine subacquee, ma anche dei
bombardamenti subiti da Trieste, Fiume e
altre cittadine istriane. I nomi delle unità da
guerra come la corazzata Garibaldi o l’incro-
ciatore Nereide sono legati ai nomi dei caduti
in mare e all’eroismo di equipaggi e comandanti di entrambi i fronti; fra le tante azioni
ricostruite, anche nuovi particolari sulle più
note, come l’affondamento della corazzata
austriache Szentv István, uscita in convoglio
dal porto di Pola per forzare il blocco anglofrancese del canale d’Oltranto da parte di un
MAS – motoscafo antisommergibile ovvero
motoscafo armato silurante, mezzi veloci armati di mitragliatrice e bombe di profondità
utilizzati dalla marina italiana – pilotato dal
capitano di corvetta Luigi Rizzo; nonché l’affondamento della nuova ammiraglia Viribus
Unitis il 1° novembre del 1918 a guerra finita,
per un azione dell’ufficiale del genio Raffaele
Rossetti e del medico Raffaele Paolucci, che
piazzarono esplosivi sotto la carena il giorno
successivo la cerimonia di passaggio della
flotta austro-ungarica al Comitato nazionale jugoslavo. L’autore ricorda anche che una
mano ignota colloca ogni anno una corona di
alloro sulla grande boa situata all’imboccatura del porto di Pola dove la Viribus Unitis era
ancorata, perché la pietà è sempre presente e
non ha nazionalità. Un interessante capitolo
è dedicato alla presa e all’abbandono dell’isola di Pelagosa (Pelagruža) posta fra l’isola di
Lagosta (Lastovo) e la costa italiana, al centro
del bacino adriatico, scoglio disabitato, fatto
eccezione per il grande faro; un altro capitolo
ripercorre l’evacuazione e il salvataggio fra
novembre e dicembre del 1915 di quello che
era rimasto dell’esercito serbo sconfitto, dello
stesso re e dei civili in fuga, dall’Albania dove
si erano rifugiati a Corfù e in Puglia.
Il libro ricostruisce poi la storia della Beffa di
Buccari travisata da D’Annunzio, e la vicenda
drammatica di Nazario Sauro. Pagine toccanti
sono dedicate all’esodo forzato di sessantamila italiani dell’Istria dei quali 27mila polesi,
trasportati nei campi profughi dell’Austria,
della Boemia e dell’Ungheria, nei quali molti
morirono per fame e malattie.
fLe vie delle canzoni
sono infinite
Nelle pagine di Scotti, che è narratore e poeta, è sempre presente la sofferenza delle
popolazioni e la componente caratteriale e
umana che sta dietro alle vicende che hanno segnato la storia. Questo fa sì che il libro
contenga anche momenti lirici toccanti in
cui l’autore si mette in prima persona. Ad
esempio, dove parla della canzone serba
Tamo daleko di cui scopre la genesi. Dopo
la guerra, racconta Scotti: “Da Pola fui chiamato a Fiume per fare il correttore di bozze
e poi il cronista presso l’unico quotidiano di
lingua italiana esistente nel Paese. In quegli
anni feci l’abitudine di assistere nei giorni
festivi ai balli in tondo detti ‘kolo’ che venivano eseguiti all’aperto da serbi, bosniaci,
montenegrini, macedoni e croati che via via
sostituivano nelle case e suoi posti di lavoro gli italiani, che andavano via. I danzatori
eseguivano in coro canti di guerra e d’amore,
canti popolari. La mia attenzione fu calamitata da uno di quei canti, uno dei meno monotoni al mio orecchio. I primi versi, che poi si
ripetevano più volte nel corso del canto dicevano: Tamo daleko, daleko onkraj mora/ tamo
je selo moje/tamo je ljubav moja (Laggiù lontano, laggiù al di là del mare/ laggiù c’è il mio
villaggio,/ laggiù sta l’amor mio). Il motivo e
le parole suscitavano in me commozione. Il
canto, lento, pieno di nostalgia, mi colpiva
anche perché anch’io stavo lontano dal mio
paese natale posto ai piedi del Vesuvio dalla
parte in cui non si vede il mare. È un canto nel
quale voci maschili e femminili si alternano:
mentre i primi tre versi stanno in bocca agli
uomini, altri vengono cantati dalle donne del
‘kolo’ che rispondono in nome della ragazza
(l’amor mio) evocata all’inizio. I versi dicono:
Dođi moj dragi, da skupa živimo/ jer mladost
prolazi burno/ i život taj nesretni. (Vieni mio
caro, insieme noi vivremo/ perché passano
tumultuosi la gioventù/ e questa vita infelice).
Un
infaticabile
costruttore
di ponti
L‘
infaticabile Scotti, nato a Saviano (Napoli) nel 1928, dal 1947
spende la sua vita nel nord-est
d’Italia, in Istria e a Fiume. Unico
sopravvissuto di quattro fratelli morti
in guerra, a 15 anni mascotte degli Alleati, “accompagnai il primo Battaglione della Raf a mano a mano che avanzava
il fronte”. Scotti arriva in Jugoslavia settant’anni fa: “Seppi che si studiava gratis,
allora frequentai la scuola, poi ho cominciato a lavorare come correttore di bozze.
Presto, sapendo scrivere bene, divenni un cronista”. Quando fugge dai Balcani ripara a Saviano, grazie anche alla diffusione della sua storia data dall’ANSA, costituisce
una biblioteca, fonda un Circolo culturale polivalente, ma il richiamo è forte e nella
guerra nei Balcani si impegna per portare soccorsi. “Ogni mese arrivavano 40 mila
tonnellate di aiuti tra varie associazioni italiane, poi Franjo Tuđman (primo presidente della Croazia indipendente negli anni 1990, ndr) dichiarò che i pacifisti erano
i suoi nemici, ci definì la quinta colonna. Allora chiudemmo e feci la guida italiana in
Bosnia”. E da allora: “Ho ripreso la residenza in Italia, da Saviano a Trieste”.
Una vita rocambolesca, la sua, quasi da romanzo. Si è fatto nemici da un lato e
dall’altro. “Ho costruito ponti, ma sono stato uno zingaro ficcanaso. Sono stato un
uomo scomodo”, racconta oggi di sé. Poeta, narratore e favolista, è anche un appassionato studioso della storia: all’Adriatico, al suo passato, alle sue genti, alle
sue bellezze e al suo ruolo di ponte fra la Slavia e l’Italia, ha dedicato una ventina
di volumi, tra i quali ricordiamo, tutti per Lint Editoriale: “Goli Otok, ritorno all’Isola Calva” (quattro edizioni tra il 1991 e il 2002), “Racconti di una vita. Racconti
da Fiume. Storie dell’Istria. Racconti da un’altra sponda. Favole di pesci e di mare”
(2001), “Goli Otok. Italiani nel gulag di Tito” (2006), “Lissa, 1866. La grande battaglia per l’Adriatico” (2008), “I pirati dell’Adriatico” (2008), “Lupi di mare sotto le vele.
Dall’Adriatico sui mari del mondo” (2010), “Ragusa, la quinta repubblica marinara”
2009), “Il gulag in mezzo al mare. Nuove rivelazioni su Goli Otok” (2012), “Per caso
e per passione” (2013); quindi, per la Diabasis, “L’arcipelago di luce. Viaggio nelle
isole della Dalmazia centrale” 2005); nonché per la Odradek, “Montenegro amaro.
L’odissea dei soldati italiani tra le Bocche di Cattaro e l’Erzegovina dal luglio 1941
all’ottobre 1943” (2013), “Terre di guerre e viaggi di pace. Con lo zaino in spalla nei
paesi insanguinati della Slavia del Sud” (2015). Autore di oltre 130 libri tra saggi,
romanzi e racconti, torna di nuovo a sorprendere, come ha sempre fatto.
Qualcosa di quel motivo – non le parole – mi
pareva familiare. [...] Senza cambiar le note,
ma affrettato mentalmente il tempo, mi
parve di riconoscere in quello serbo un canto
tutt’altro che serio e ancor meno nostalgico
che avevo più volte sentito cantare alla radio,
quando, bambino, vivevo nei pressi di Napoli. Veniva dalla Puglia, un canto pugliese
frivolo e scherzoso, direi quasi comico. [...]
A mettermi sulla strada delle origini furono
tre versi: ‘Laggiù lontano, dove fiorisce il giallo
limone,/ laggiù l’esercito serbo/ trovò la via
più breve...’. Mi fu spiegato che quel canto
nacque sull’isola greca di Corfù, dove i soldati
di Karađorđevič ebbero modo di ascoltare la
melodia alla locale popolazione che a sua
volta l’aveva ascoltata innumerevoli volte dai
pescatori pugliesi. [...] Le vie delle canzoni,
come quelle delle favole e le altre del Signore
sono veramente infinite”.
Un passo emblematico di tutto il lavoro di ricerca, studio e scrittura di Giacomo Scotti per
restituire la consapevolezza dei rapporti fra le
due sponde, dimenticata dopo il traumi delle
guerre del Novecento, preziosa oggi per ridare all’Adriatico la sua anima multiculturale.
Panorama
25
Predra
una persona
di Sandro Damiani
U
n aggettivo soprattutto, mi viene in
mente, pensando a
Predrag Matvejević
(Mostar, 7 ottobre
1932 - Zagabria, 2 febbraio 2017):
“buono”. Era una persona buona.
In quanto tale ispirava al medesimo tempo fiducia e tenerezza. Fiducia, perché una persona buona
che scrive e che scrive parlando
degli esseri umani non può non essere sincero. Ed è proprio in forza
della sua sincerità che leggevo con
gioia prima ancora che con attenzione i suoi saggi e gli interventi
giornalistici. Tenerezza, perché in
quanto buono era circondato nel
suo Paese – la Jugoslavia prima,
la Croazia poi - da invidia e cattiveria. Per la fama raggiunta e, in
precedenza, a causa della sincerità
quando ancora non era diventato
una celebrità.
Mi ci ero avvicinato, dopo aver
letto (e capito poco, va da sé: non
avevo nemmeno diciotto anni) il
saggio “Sartre”, del 1965, con cui si
affacciò alla ribalta letteraria.
fIl primo libro
con Krleža
Lo conobbi praticamente all’indomani del bellissimo e utilissimo libro-intervista che scrisse
con Miroslav Krleža (“Razgovori
s Krležom”). Si era nel 1970, non
ricordo il mese, era capitato a Fiume ospite di un gruppo di giovani
intellettuali di sinistra, “non organici” rispetto al Partito, e quindi
assai poco amati dai circoli interni
26
Panorama
personaggi
ag Matvejević
che ispirava fiducia e tenerezza
e vicini al Potere. Sicché possiamo
benissimo affermare che l’invidia,
al di là del fattore squisitamente
umano, era soprattutto una sorta
di camuffamento ideologico che
tuttavia, godendo della simpatia del Krleža, non poteva venir
espressa in maniera brutale. Nemmeno quando Matvejević avrebbe
frequentato i cattedratici del mo-
La cultura in lutto
per la scomparsa
di uno dei più
importanti e più
tradotti scrittori
e opinionisti dei
Balcani famoso per
il suo «Breviario
Mediterraneo»
vimento elitario dei filosofi e dei
pensatori jugoslavi ed europei del
circolo e della rivista “Praxis”, aperta al contributo di alcuni tra i più
noti studiosi marxisti. A differenza dei Paesi del blocco sovietico,
retti al pari della Jugoslavia dalla
logica del “partito unico”, in quegli
anni la Lega dei comunisti al suo
interno aveva più anime le quali
convivevano in una sorta di pace
armata, c’era perciò un minimo di
spazio entro cui “manovrare”. Finché durò, Matvejević ebbe modo di
agire. L’azione più eclatante – per i
tempi e per il luogo – furono le sue
“lettere aperte” rivolte agli ottusi
capi dei regimi del socialismo reale
in favore della libertà dei cosiddetti “dissidenti”, non solo sovietici e
degli altri Paesi del “socialismo reale” ma anche jugoslavi: Gotovac,
Veselica, Tuđman.
A metà degli anni Settanta, forte
del sostegno morale del variegato mondo intellettuale di sinistra
internazionale si rivolse addirittura a Tito, invitandolo a rifiutare
l’investitura di Presidente a vita e,
anzi, a dimettersi e lasciare la guida del Paese a quadri più giovani.
Di questa lettera all’epoca erano
informati in pochi, lo era invece
il destinatario (che fece recapitare
al Matvejević una risposta pacata, cordiale), della cui reazione si
verrà a sapere negli anni Novanta
per bocca di un ex alto funzionario del Partito e dello stato, Dušan
Dragosavac. Tito, letta la lettera,
convocò i più stretti collaboratori
e Miroslav Krleža, chiedendo loro
un parere. Che fu negativo, perché – sostenevano - la situazione
internazionale, più che interna, era
tale da richiedere la sua presenza.
Questa famosa lettera è contenuta
nell’“Epistolario dell’altra Europa”
(Garzanti, 1992), ossia quando il
Nostro era già una personalità di
spicco nel panorama saggisticoletterario europeo, professore alla
Sorbonne di Parigi e in procinto di
diventare cattedratico alla Sapienza
di Roma, nonché traduttissimo autore del “Breviario Mediterraneo”,
uscito, a metà degli Ottanta, dapprima per le Edizioni Hefti, quindi
con Garzanti e a seguire in ventitré
lingue, tra cui anche il giapponese.
Un saggio geopolitico che Claudio
Magris ha definito “geniale, fulmi-
ccIl “Breviario mediterraneo” venne tradotto in
ventitré lingue, tra cui
anche il giapponese
nante, inatteso”. Traduttore ne è
Silvio Ferrari, che in seguito curerà
pure le edizioni italiane di “Mondo
ex” e “Pane nostro”.
fL’avventura romana
Personalità di spicco, dicevo, ma
anche interlocutore privilegiato
per chi vuole seriamente essere informato – mi riferisco al ‘92 e più
in generale agli anni Novanta – su
quanto e perché sta accadendo
nell’ormai ex Jugoslavia. A metà
del decennio, presa casa a Roma,
fu attivissimo. Spesso lo incontrai
a Firenze, dove veniva a presentare
autori e artisti di Sarajevo assediata. Entrò a far parte del consiglio
Panorama
27
di redazione di “Testimonianze”,
mensile fondato da padre Ernesto
Balducci e Lodovico Grassi e diretto da Severino Saccardi. Fu membro di vari istituti che si occupano
delle culture del Mediterraneo, il
consorzio Venezia Nuova gli commissiona un libro sulla città lagunare, che verrà tradotto da Giacomo Scotti...
Nel gennaio del 2002 telefonai a
Matvejević per informarlo che nel
mese di marzo il Dramma Italiano
metteva in scena “Michelangelo
Buonarroti” del Krleža in coproduzione con una compagnia fiorentina. Ne fu felicissimo e alla vigilia
del debutto fiumano, “Il Piccolo” di
Trieste ospitò un suo ampio pezzo
sull’opera, sull’autore e sul nostro
complesso di prosa, risaltandone la
cinquantennale storia e il ruolo.
Nel 2007, lasciato definitivamente
l’ateneo romano e ottenuta la cittadinanza italiana, tornò definitivamente a Zagabria, dove mezzo
secolo prima aveva intrapreso la
carriera universitaria. Furono in
parecchi a sconsigliarlo di stabilirvisi definitivamente. La capitale croata – dissero costoro – non
è ancora pronta ad accogliere un
(proprio) intellettuale totalmente
europeo e, per contro, totalmente maldisposto a
ccPredrag Matvejević, fotografato a Gaeta nel 2012,
durante la prima edizione del festival Editoria del mare
dialogare con un ambiente accademico talvolta nascostamente,
tal altra apertamente nazionalista,
sempre e comunque provinciale.
fOrgogliosi di averlo
come collaboratore
Furono anni in cui Predrag
Matvejević era come se non esistesse. Mentre in Italia e in Francia continuavano a ospitarlo e a
premiarlo, a casa sua era quasi
uno sconosciuto. Personalmente,
l’ultimo nostro incontro risale ad
un convegno organizzato in occasione della settimana della Cultura
francese (era socio della Alliance
Francaise croata) a Zagabria. Era
visibilmente infelice, “a casa mia –
mi disse – mi trovo in esilio, privo
di asilo”. Da poco un tribunale lo
aveva condannato (con
la condizionale), a seguito
della
d e nunc i a
di un
intellettu a le(?)
nazionalista,
spalleggiato da
svariati “accademici”, per avere accusato,
con nome e cognome,
eeL’ultimo libro dello scrittore
28
Panorama
numerosi tizi (non saprei come altro definirli) di avere contribuito
con la penna e la parola a fomentare
odio e divisioni, definendoli “talebani”. Per parte sua, il mite Predrag
Matvejević risparmiò alla Croazia
uno screditamento di notevoli proporzioni, declinando l’invito di decine di parlamentari europei ad appellarsi a Strasburgo. Non ne potè,
però, evitare un secondo e un terzo.
Infatti, nulla potè fare per fermare
l’appello in proprio favore da parte di un nutrito gruppo di scrittori
italiani, tra cui Tahar Ben Jelloun,
Vincenzo Cerami, Furio Colombo,
Vincenzo Consolo, Erri De Luca,
Raffaele La Capria, Luigi Lombardi Satriani, Claudio Magris, Dacia
Maraini, Raffaele Nigro, Walter Pedullà e Enzo Siciliano. Idem dicasi,
poco più di un anno fa, rispetto alla
petizione - tra i firmatari Umberto
Eco e Claudio Magris – per la sua
candidatura al Premio Nobel per la
Letteratura. Smacco, questo, per la
“cultura croata”, stratosferico, non
avendo essa, tra l’altro, mai voluto
accogliere lo scrittore di Mostar
(ma non credo ci tenesse chissacché) nel proprio olimpietto accademico, non poco ridicolo con i suoi
400 “laureati”, quando l’Academie
Francoise ne conta trenta...
Viceversa, e concludo, nel nostro
piccolo (per quantità, non per
qualità), noi Edit possiamo essere
orgogliosi di averlo avuto come
collaboratore e, prima ancora,
amico.......
personaggi
P
aolo Budinich (Lussingrande, 28
agosto 1916 – Trieste, 14 novembre
2013) entra nella galleria dei grandi
giuliano-dalmati, di quella rosa di
personaggi che hanno reso immortali
queste terre adriatiche dando un contributo
significativo all’umanità e che sono “immortalati” nel Civico museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata a Trieste. Un busto bronzeo a
lui dedicato, realizzato dal novantenne scultore
esule capodistriano Pino Corradini, è stato infatti donato all’Istituto Regionale per la Cultura
Istriano-fiumano-dalmata (IRCI) da parte dei
Dalmati della Fondazione Rustia Traine e collocato dirimpetto all’ingresso del museo.
La targa rievoca sia l’impegno di Budinich
scienziato sia quello, meno noto, di Budinich
patriota, che fu un ufficiale della Regia Marina
italiana decorato con una medaglia d’argento al
valore militare. Partecipò alla battaglia di Capo
Matapan del 1941, nel corso della quale fu silurato e finì in acqua, salvato fortunosamente
poco prima che sopraggiungesse l’ipotermia.
Uomo di scienza e di cultura, marinaio e promotore di coraggiose e lungimiranti iniziative,
uomo generoso e determinato, dalla chiara
visione del futuro, come fisico è stato uno dei
maggiori fautori dell’affermazione del polo
scientifico internazionale di Trieste, cofondatore
– con Abdus Salam – del Centro internazionale
di fisica teorica per il terzo mondo (ICTP), del
Sincrotrone di Basovizza, nonché della Scuola
Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA), della quale fu il primo direttore, il lussiniano ha saputo conciliare ricerca ai massimi livelli
e senso patriottico, come evidenziato nel corso
della cerimonia di scoprimento della sua statua.
Lo scorso autunno, nel centenario della sua nascita, Trieste l’aveva celebrato con una mostra,
allestita presso la Sala Veruda di Palazzo Costanzi, intitolata “L’arcipelago delle meraviglie” (dalla
sua fortunata autobiografia “L’arcipelago delle
meraviglie. Avventure di mare e di scienza”, Di
Renzo, 2002; Beit, 2016) - prodotta dall’Immaginario Scientifico e dalla Scuola Internazionale
Superiore di Studi Avanzati (SISSA), per la coordinazione di Simona Cerrato e in collaborazione
con l’Università di Trieste, il Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” (ICTP), The
World Academy of Sciences (TWAS), la Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la
Libertà delle Scienze (FIT), con il contributo del
Comune di Trieste - che con foto, video e un coinvolgente allestimento ha attraversato un secolo
di storia non solo di un uomo, ma anche di una
città e di una scienza (la fisica).
Paolo Budinich
tra i grandi della civiltà
giuliano-dalmata
ccLa statua di Paolo Budinich, inaugurata in
occasione del Giorno del Ricordo e nel Centenario della nasciata del grande scienziato e
patriota lussiniano, su iniziativa dei Dalmati
della Fondazione Rustia Traine, che l’ha
donata all’Istituto Regionale per la Cultura
Istriano-fiumano-dalmata di Trieste. Realizzato dallo scultore esule Pino Corrradini, è
stato collocato all’ingresso del Civico Museo
della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata
Nel Civico museo
di via Torino 8 un
busto dedicato al
fisico italiano nato
a Lussingrande, uno
dei maggiori fautori
dell’affermazione
del polo scientifico
internazionale di
Trieste, cofondatore,
con Abdus Salam, del
Centro internazionale
di fisica teorica per il
terzo mondo (Ictp),
del Sincrotrone di
Basovizza nonché
della Scuola
Internazionale
Superiore di Studi
Avanzati (SISSA)
Panorama
29
cinemania
DiCaprio è uno dei produttori della pellicola diretta da Otto Bathurst, con il gallese Taron Eg
premio Oscar Jamie Foxx in quelli di Little John ed Eve Hewson, secondogenita di Bono degli U
Leo sceglie Dubrovnik per il
C
on Leonardo DiCaprio
come co-produttore,
Otto Bathurst come regista e Taron Egerton,
Jamie Foxx, Eve Hewson
e Ben Mendelsohn
come protagonisti principali, RagusaDubrovnik, la “quinta repubblica marinara italiana”, cambia veste e assume i
connotati di Nottingham, città nel cuore
dell’Inghilterra e terra del leggendario
fuorilegge gentiluomo Robin Hood. La
tradizione vuole che il bandito inglese –
vissuto, si ritiene, fra il XII e il XIII secolo
– depredava i ricchi e i prepotenti e donava ai poveri, incarnando l’aspirazione
alla libertà e alla giustizia dei diseredati.
Protagonista di ballate popolari, racconti
di cantastorie, poemi e molto più tardi di
libri e film, quest’eroe popolare si rifugiò
nella foresta di Sherwood, indossando
sempre calzamaglia e giustacuore verdi
e fondò la banda dei “Merrie men” (“allegri compari”) che combatteva il suo
nemico numero uno, il corrotto sceriffo
di Nottingham, affiancato da Little John,
il corpulento frate Tuck e dalla fidanzata
Lady Marian, aristocratica imparentata
con re Riccardo Cuor di Leone.
È lunga la lista dei film dedicati al mitico
arciere. Tra i più celebri quello in bianco
e nero del 1922, con Douglas Fairbanks,
quindi “La leggenda di Robin Hood” del
1938, con Errol Flynn nei panni del pro-
tagonista. Segue ancora un “Robin e Marian”
del 1976, con Sean Connery, il quale nel 1991
appare per pochi istanti, in qualità di Re Riccardo di ritorno dalle Crociate, nel finale di “Robin
Hood il principe dei ladri”con Kevin Costner, e nel
2010 un “Robin Hood” di Ridley Scott, che confeziona un arciere guerriero di impeccabile fattura
interpretato con mirabile credibilità da Russell
Crowe (tra gli interpreti, anche Cate Blanchett e
William Hurt). A modo suo anche Mel Brooks ha
affrontato il tema “con Robin Hood – Un uomo
in calzamaglia” del 1993, senza tralasciare le rivisitazioni “animate” della Disney (ricorderemo
la pellicola “antropomorfa” del 1973, diretta da
Wolfgang Reitherman, in cui Robin e Marian
sono disegnati come volpi, la governante di lei
come gallina, Little John e Fra’ Tuck orsi, i popolani conigli e Giovanni Senzaterra leone, servito
dallo strisciante consigliere rettile Sir Biss).
fAlle origini
Nel marzo 2018 uscirà nelle sale statunitensi
una nuova, grintosa rivisitazione del classico; una versione più realistica, più dark,
complessa e definitvamente diversa da tutte quelle che abbiamo visto finora: Robin
Hood: Origins. Il sito Deadline Hollywood
così descrive la trama: dopo aver combattuto
le Crociate, Robin Hood torna a casa e scopre
che nella foresta di Sherwood si sono diffuse
la corruzione e il male. Forma una banda di
fuorilegge e prende in mano la situazione. I
toni saranno più medievali, a tratti da cavalieri della Tavola Rotonda. Non a caso a firmare
la sceneggiatura è Joby Harold (“Edge of ToeeAl centro, il regista con il sindaco Vlahušić
30
Panorama
morrow – Senza domani” del 2014, “Awake –
Anestesia cosciente” del 2007 e “King Arthur:
Legend of the Sword” in uscita a marzo, regia
di Guy Ritchie con Charlie Hunnam, Àstrid
Bergès-Frisbey, Eric Bana e Jude Law). Diretto
da Otto Bathurst (noto per “Peaky Blinders”,
2014; “Margot”, 2009; “Hustle – I signori della
truffa”, 2004; e “Urban Gothic”, 2000), il progetto sta prendendo corpo in questi giorni,
con l’allestimento delle scene e le riprese,
che andranno avanti fino alla fine di febbraio
(complessivamente tre settimane). Attese le
presenze di Jamie Foxx, Tager Egerton i Eve
Hewson e di altri attori. E forse anche del
Lupo di Wall Street, la cui Appian Way figura
tra i produttori, insieme con Lionsgate (che
curerà anche la distribuzione), Safehouse
Pictures e Thunder Road Pictures.
gerton nei panni del leggendario fuorilegge gentiluomo, il
U2, come Lady Marian. Uscita nelle sale a fine marzo 2018
l suo Robin Hood
Lady
Marion
È interpretata da Eve Hewson (Dublino, 1991). Secondogenita del
cantante Bono Vox degli U2, ha recitato in “The 27 Club”, regia di
Erica Dunton (2008), “This Must Be the Place”, di Paolo Sorrentino
(2011), “Blood Ties – La legge del sangue”, di Guillaume Canet
(2013), “Non dico altro (“Enough Said”), di Nicole Holofcener
(2013) e “Il ponte delle spie “(Bridge of Spies”), di Steven Spielberg (2015)
Jamie
Foxx
Attore, cantante e pianista statunitense, veste i panni di Little
John. Foxx ha vinto l’Oscar 2015 come miglior attore per la sua
performance in “Ray”, film biografico sul grande cantante cieco
Ray Charles. Prima di approdare sul grande schermo ha recitato in
diverse sit-com televisive ed è stato anche il protagonista di una
serie personale, del quale è stato anche autore e regista, intitolata
“The Jamie Foxx Show”. Tra i tanti film “Ogni maledetta domenica” (1999) di Oliver Stone, “Collateral” (2004) di Michael Mann,
“Come ammazzare il capo... e vivere felici” di Seth Gordon (2011),
“Django Unchained” (2012) di Quentin Tarantino, “Mean Business
on North Ganson Street”, dove interpreta insieme a Leonardo
DiCaprio i panni di un investigatore del Missouri, “Sotto assedio
- White House Down”, di Roland Emmerich (2013), “The Amazing
Spider-Man 2 – Il potere di Electro”, di Marc Webb (2014), “Annie La felicità è contagiosa”, di Will Gluck (2014), “Come ammazzare il
capo 2”, di Sean Anders (2014), “Sleepless - Il giustiziere”, di Baran
bo Odar (2017)
fLe location
Si sta girando nella zona di Porat, la location forse più suggestiva, nell’area di Porta Pile, del Forte San Giovanni e delle mura
attorno al porto, dello Stradone, di Gravosa. Ma a differenza degli altri blockbuster
che sono stati ripresi a Ragusa, come “Il
trono di spade” e “Star Wars”, questa volta
la città sarà più riconoscibile, da quanto ha
spiegato il sindaco Andro Vlahušić, che nel
frattempo ha incontrato il regista Otto Bathurst e il produttore esecutivo E. Bennett
Walsh. Parteciperanno alla pellicola 800
persone, di cui fino a 250 comparse reclutate sul posto. La città spera in un indotto
di 10 milioni di kune. “Dubrovnik è diventata indubbiamente uno dei più grandi set
all’aperto al mondo”, conclude il sindaco,
che ricorda una leggenda che lega la città
all’epopea di Robin Hood, rispettivamente
di Riccardo Cuor di Leone. Si narra che nel
1192, durante il viaggio di ritorno da Gerusalemme, in seguito ad un naufragio il
re d’Inghilterra trovò la salvezza sull’isola
di Lacroma e che in segno di gratitudine
decise quindi di donare alla città il denaro
per la costruzione di una chiesa sull’isola. Su richiesta dei cittadini di Ragusa la
chiesa – parliamo della cattedrale dell’Assunta – non venne però costruita sull’isola
bensì nella città stessa. Purtroppo anche
questa chiesa, come altri monumenti,
venne distrutta dal terremoto del 1667 e
oggi possiamo ammirarne solo una successiva ricostruzione.
I. R.
Taron
Egerton
L’attore inglese classe 1989 è Robin Hood. Egerton ha debuttato
nel 2013 ottenendo un piccolo ruolo in due episodi di “Lewis”
come Liam Jay. Successivamente è stato aggiunto al cast della
serie televisiva “The Smoke. “In Kingsman – Secret Service”, ha il
ruolo di Gary “Eggsy” Unwin, il favorito del personaggio interpretato da Colin Firth; il film si rivela essere un grande successo, incassando 400 milioni di dollari. Per questo ruolo l’attore ha ricevuto
una nomination ai BAFTA come miglior stella emergente. Sempre
nel 2014 Egerton è stato il co-protagonista nel film “Testament of
Youth”; nel 2015 ha preso parte a “Legend”, con Tom Hardy, nel
2016 ha interpretato, invece, il ruolo di Eddie “The Eagle” Edwards,
nel film Eddie the Eagle - Il coraggio della follia di Dexter Fletcher,
affiancato da Hugh Jackman. Inoltre, presta la voce al gorilla
Johnny del film d’animazione “Sing”, diretto da Garth Jennings. È
stato nominato dalla rivista GQ come uno dei 50 uomini britannici
più eleganti del 2015.
Panorama
31
cc“Omaggio a Piero della Francesca”, 1969
cc“Fantom evolucije”, 2004
cc “Giuditta”, 1982
In tre piani riassunti cinquant’anni di carriera. Ampia retrospettiva
alla Galleria Klovićevi Dvori. Da vedere, fino al 19 marzo
E
ros e tanatos, Omaggio
a Leonardo, Giuditta, Corpus Mysticum,
Omaggio a Dante, Salomè, Maddalena, Marilyn Monroe, Ole Dalí,
Ave Mantegna, Misterium Luče mikrocoso,
Allegoria
dell’Arcadia, Kafka, Armonie,
e Froidismi. Ci sono
quasi tutti i cicli tematici, sicuramente quelli più significativi e noti, che hanno
segnato il percorso
artistico di Dimitrije
Popović, nell’ampia
mostra che la Galleria Klovićevi dvori di
Zagabria ha dedicato
al pittore, scultore, critico d’arte e filosofo croato di
origine montenegrina.
Ideata da Biserka Rauter Plančić,
con la curatela di Ana Medić, intitolata Misterij metamorfoza (Il
mistero delle metamorfosi), ri-
32
Panorama
cc“Maddalena”, 2004
cc“Omaggio al Marchese de Sade”, 1980
assume cinquant’anni di carriera,
dal 1966 al 2016. È la più vasta
rassegna sulla produzione popoviciana, dopo la prima retrospettiva
zagabrese, allestita nel Padiglione
artistico nel 1987, e l’esposizione
di Padova del 2002, proposta negli
spazi dell’“Ex Macello”. Il titolo segna i continui reincontri dell’artista con i suoi riferimenti letterari,
da Kafka a Dante. In particolare,
forse, proprio quest’ultimo, considerato che nel poema dantesco il
corpo e il processo metamorfico
che questo compie nel corso del
viaggio salvifico dagli abissi di dolore e prostrazione fino alla contemplazione dell’“etterno lume”
(come il Sommo lo definisce nel
Paradiso, Canto XXXIII). Popović
“affronta proprio il tema delle metamorfosi nei dannati, negli
angeli ribelli, nell’umanità
che perde e trasmuta la
propria identità vivendo una costante ambiguità, una continua e
dolorosa mutazione”,
scrive il poeta, giornalista pubblicista e critico
d’arte padovano Giorgio Segato
nella ricca monografia “Dimitrije –
Corpus mundi “ed. Skaner studio,
Zagabria 1999”). La sua arte è una
ricerca di un ordine, di una bellezza che nasce dal rapporto perfetto
tra il bene ed il male, tra le forme
e l’equilibrio, tra il mito e il nuovo,
tra una vita regolata secondo un
Panorama
33
principio armonioso del dolore e
un senso di tensione riparatrice di
un mondo sopraffatto da dubbi,
scoraggiamento, che rivelano la
vulnerabilità della vita stessa.
Circa 340 opere offrono uno
sguardo d’insieme (nelle foto in
basso) sul carattere di quest’artista, la sua creatività, le forme,
le scelte stilistiche, affiancate da
un’altra dimensione, più prettamente scritta, quasi fosse un “dialogo-monologo” dell’autore con se
stesso, riflessioni in cui spiega i diversi cicli tematici, le tecniche e le
forme espressive, dalla pittura al
disegno, dalla grafica alle sculture,
dalle installazioni alla fotografia,
34
Panorama
dall’assemblaggio alle performance. Il filo conduttore è l’indivisibilità della sua natura artistica, di
essere che mira a creare, capire e
a usare le raffigurazioni del corpo umano come espressione del
mistero della natura umana, della sua esistenza fisica e spirituale,
trasposta in figure simboliche, di
motivi laici e religiosi.
La letteratura e la parola scritta,
così come la componente visuale attraverso la quale si articola
la sua immaginazione creativa,
sono fonti che l’hanno ispirato
da sempre: i riferimenti nei testi
d’accompagnamento ai vari cicli,
redatti dallo stesso Popović, sono
quasi un compendio di storia della letteratura classica del mondo
occidentale, dal Nuovo e Vecchio
Testamento al pensiero del Conte
de Lautréamont e del Marchese de
Sade, da Duchamp a Franz Kafka,
da Andrew Mantegna a Salvador
Dalí, da Piero della Francesca
a Leonardo da Vinci (in alto a
ds., una variazione della celebre
Dama con l’ermellino), da Dante
alla cultura pop (con rienterpretazioni dei ritratti warholiani, in
primis Marilyn, foto in alto).
Un’occasione unica, dunque, per
(ri)avvicinarsi ai lavori di quest’artista complesso, nato a Cetinje
(Montenegro) nel 1951 e che si
arte
Gustav Klimt, Koloman
Moser, Josef Hoffmann,
Bukovac-Faggioni, Ivan
Meštrović e altri
Zagabria
e Vienna
alle soglie
del ‘900
una sfida
in stile
Liberty
è tematicamente e tecnicamente evoluto attraverso diverse fasi
ispirate dai disegni di Leonardo,
dal surrealismo e dalle sculture
di Ivan Meštrović. Popović fa la
sua prima apparizione pubblica
a Cetinje nel 1969 al Salon Art of
Youth e cinque anni dopo avviene
la sua esplosione a livello internazionale: durante un suo soggiorno a Parigi incontra e conosce il
grande collezionista d’arte francese Davrier, che ne apprezza fin da
subito la forza creativa. Nel 1978
Davrier espone alcune opere di
Popović alla Braumüller Alexander galleria con i quadri di Salvador Dalí, Ernst Fuchs, Leonor
Fini, Mati Klarwein, Victor Brauner e Miodrag Đurić-Dado (pittore). La Galleria Liberty e Universal
Belle Arti di Washington nel 1982
allestiscono una mostra combinata di stampe e altre opere grafiche
di Dalí e Popović a Pforzheim. Da
quel momento è un susseguirsi di
successi. Oggi è più presente a Parigi e Bruxelles che in Croazia. Nel
complesso, ha avuto circa 60 mostre personali e partecipato a oltre
150 mostre collettive e manifestazioni artistiche di altro genere.
La retrospettiva zagabrese sarà
visitabile fino al 19 marzo (orario
d’apertura: da martedì a domeniI. R.
ca dalle ore 11 alle 19).
G
ustav e Georg Klimt,
Koloman Moser, Josef Hoffmann, Adolf
Loos, Vlaho Bukovac
(Biagio Faggioni),
Ivan Meštrović e il
circolo degli artisti dell’Art Nouveau
riuniti alla Galleria dei Klovićevi dvori per Izazov
moderne: Zagreb – Beč oko 1900, ossia La sfida
del Modernismo: Zagabria – Vienna attorno al
1900, mostra inaugurata il 9 febbraio, con l’alto
patronato del presidente della Repubblica di Croazia, Kolinda Grabar Kitarović, e che resterà aperta
al pubblico fino all’8 maggio. Il percorso espositivo,
ideato da Irena Kraševac, Petra Vugrinec, Darija
Alujević e Marina Bagarić e curato da Petra Vugrinec e Iva Sudec Andreis, presenta un centinaio di
opere di artisti austriaci – provenienti dal Belvedere
Museum, dal MAK, Museo Arte Applicata, dal Wien
Museum, dal Museo Gustav Klimt (da cui giunge il
dipinto in alto, Die Schwestern – le Sorelle, 1907) e
altri – e croati, che a cavallo tra XIX e XX secolo animarono un movimento artistico e filosofico – definito Art Nouveau in Belgio, Francia, Gran Bretagna,
Jugendstil in Germania, Sezessionstil o Secessionismo in Austria e Croazia, Modernismo in Spagna
– che influenzò le arti figurative, l’architettura e le
arti applicate nell’Europa di fin de siècle. Tra i protagonisti indiscussi, i viennesi Gustav Klimt, Koloman
Moser, Carl Moll, Josef Hoffmann, che insieme ad
altri maestri esercitarono un’influenza importante
su una generazione di giovani artisti e architetti
croati, che diffusero lo stile “moderno” a Zagabria,
città all’epoca in pieno sviluppo culturale e artistico.
La rassegna esplora il rapporto di questi autori con
Vienna nelle opere di Vlaho Bukovac, che soggiornò
nella capitale austriaca, come pure Ivan Meštrović,
Antonija Krasnik, Viktor Kovačić e Vjekoslav Bastl,
Oton Iveković, Dragan Melkus, Oskar Alexander,
Oton Ivekovića, Robert Auer, Robert Frangeš, Celestin Medović... Spettacolare.
Panorama
35
costume
Tutte ai piedi
di Manolo
Milano gli dedica una grande
retrospettiva internazionale, visitabile
nelle Sale museali di Palazzo Morando
fino al 9 aprile.
La mostra è divisa in sei sezioni che
esaminano i temi costanti e ricorrenti
della carriera di Blahník, raccontando
45 anni di attività e di passione per l’arte
delle scarpe alla ricerca della perfezione
a cura di Ilaria Rocchi
S
ua Maestà la scarpa. Ma
non una qualunque, ovviamente, bensì quella “blasonata”, quella che troneggia
dall’“Olimpo degli stiletti”,
esemplare “cult” e (purtroppo) alle
più inaccessibile (visti i prezzi!): la
scarpa di Sir Manolo Blahník, che
continua a incantare folle di adoranti
e fedeli devoti da ogni parte del globo. Artista assolutamente fuori dal
comune, da oltre quarantacinque
anni crea oggetti artigianali aggraziati, delicati e leggeri, forme scultoree architettonicamente strutturate
che sono considerati veri e propri capolavori, e non solo dal mondo della
moda. Le donne di mezzo mondo
hanno imparato a amarlo e inseguirlo ai piedi di Sarah Jessica Parker, la
protagonista della serie tv “Sex and
36
Panorama
the City”. Un successo
nazional-popolare, forse
troppo per un uomo noto
per l’eleganza raffinata. “Le
sue scarpe sono buone come
il sesso ma durano di più”, disse
Madonna con una frase diventata subito celebre. La consacrazione che lo inseguiva dai tempi degli
studi parigini gli arriva nel 2006 con
“Marie Antoinette” di Sofia Coppola,
candidato alla Palma d’oro al Festival
di Cannes: la sua passione per la figura della sovrana fa nascere una serie di scarpe dai colori pastello.
“La scarpa di Manolo porta in sé le
sue emozioni, le sue passioni per il
cinema, l’arte e la letteratura: il suo
amore per la vita”, afferma Cristina Carrillo de Albornoz, curatrice
della grande retrospettiva internazionale che Milano gli dedica fino
al 9 aprile. MANOLO BLAHNÍK.
The Art of Shoes è una sintesi di
Ora ama i
tacchi bassi
Ma non
rinuncia
a quelli alti:
permettono alla
donna un cambiamento
quasi teatrale nell’andatura
ccSuntaxa, primavera/estate
2013. Sandalo in lino e nappa.
“Sono un uomo dell’oggi. Non
penso quasi mai al domani,
eppure lavoro sempre per il
futuro, creando collezioni che
saranno presentate a distanza
di un anno. Condivido la
filosofia dell’architetto Zaha
Hadid: guardo al passato in
modo da reinventare il futuro.
Il futuro è contenuto nella
forma delle mie scarpe”, è la
citazione che accompagna
questa sua creazione nel
catalogo della mostra ©
Manuel “Manolo” Blahník Rodríguez,
classe 1942, nasce a Santa Cruz de la Palma,
nelle Isole Canarie, da padre proveniente
della Repubblica Ceca e madre spagnola. Cresciuto in una piantagione di banane, si laurea
all’Università di Ginevra in letteratura nel
1965; successivamente compie studi artistici
a Parigi. Nel 1970 si trasferisce a Londra. Inizialmente pensa di diventare scenografo per
il teatro o il cinema, ma finisce per occuparsi
di pubbliche relazioni presso Feathers, boutique che era allora una delle più interessanti
mete cittadine per lo shopping.
Il colpo di fortuna che lo fa entrare nel mondo
delle calzature giunge nel 1971, quando Paloma Picasso, amica degli anni parigini, e il fotografo Maurice Hogenboom organizzano per lui
un incontro a New York con la direttrice dell’edizione americana di Vogue, Diana Vreeland,
celebre per il suo sguardo attento e la capacità
di scoprire nuovi talenti. Manolo le presenta
un portfolio pieno di disegni di scenografie.
La Vreeland si sofferma in particolare su una
figura di caviglia avviluppata in edera e ciliegie, esclamando: “Concentrati sulle estremità
e disegna scarpe! Fai quello che ti rende felice.
Non pensarle come scarpe, ma come capolavori!”. Blahník torna a Londra e segue il consiglio.
Apre il suo primo negozio nel 1973. Tacchi vertiginosi, lacci, cuciture e particolari rendono
esemplari unici le sue creazioni. Le sue scarpe
sono vendute in tutto il mondo, spaziano nel
prezzo da centinaia a migliaia di dollari. La
protagonista del telefilm “Sex and the City”,
Carrie Bradshaw (interpretata da Sarah Jessica
Parker), cita aspesso le sue scarpe con un certo
grado di feticismo, cementando la sua presenza nella cultura pop. Ma Blahník ha disegnato
pure le scarpe per “Maria Antoinette” di Sophia Coppola, indossate da Kirsten Dunst. Per
il suo grande apporto all’industria della moda
britannica nel 2007 la regina Elisabetta II lo ha
insignito del titolo di baronetto.
“Indossi i tacchi alti, e la tua vita cambia”:
Blahník lo sostiene da sempre. Ma adesso,
nel 2017, dopo aver disegnato 35mila paia di
modelli di scarpe che hanno rivoluzionato il
senso del sandalo per le donna, sembra aver
cambiato idea: ama i tacchi bassi. “Li trovo
molto chic. Perché una donna deve ingegnarsi per camminare in un certo modo, mette in
moto tutto il suo charme”, come ha dichiarato
in un’intervista pubblicata il 24 gennaio su “Io
Donna”, il magazine settimanale di attualità
al femminile del “Corriere della Sera”. “Scendiamo dai tacchi a spillo?”, incalza la giornalista Michaela K. Bellisario. “Assolutamente
no. Permettono alla donna un cambiamento
quasi teatrale nell’andatura”.
46 anni di carriera, dalle calzature
ispirate all’arte di Goya o Picasso a
quelle realizzate per il biopic sulla
bella e sventurata regina di Francia.
Promossa dal Comune di Milano Cultura, Direzione Musei
Storici - e prodotta ed
organizzata da Arthemisia Group in
collaborazione con
Manolo Blahník, è
ospitata nelle Sale museali di Palazzo
Morando, sede deputata alla conservazione e alla valorizzazione del ricchissimo patrimonio di abiti e accessori antichi e moderni del Comune
di Milano (la civica raccolta dvanta
300 esemplari di calzature databili
tra il XVI e il XX secolo.
È la prima esposizione in Italia incentrata sull’iconico couturier spagnolo.
“Mi sveglio ogni mattina con la testa
Panorama
37
costume
piena delle fantasie più folli. Mi
piace rimanere a letto a fantasticare. Uso queste fantasie nelle mie
scarpe, anche se devo moderarne
un po’ le stravaganze per badare al
lato pratico. Ritengo che la fantasia sia una forza prodigiosa, senza
la quale non potrebbe esistere il
cambiamento. Serve la fantasia
per evitare l’immobilità”, spiega
Manolo. “Me ne frego dei soldi,
io faccio il mio lavoro con una
gioia intensa, perché mi piace”, ha dichiarato all’anteprima
della retrospettiva. “La prima
scarpa era un mattone, l’avevo fatta a mano, tutto da solo, in 15
paia, ma era
stato facilissimo perché
era di sughero”, ha raccontato. “A me piacciono
le scarpe esagerate, piene di gioielli,
di bijoux, sono un esercizio di creatività”, ha ammesso, “ma ora sono
passato ai tacchi bassi perché amo
cambiare”.
Nelle stanze della Pinacoteca e
dell’appartamento Morando Attendolo Bolognini è in mostra una
nutrita selezione di 212 modelli di
scarpe e 80 disegni. Questi ultimi
rappresentano una riflessione personale del lavoro del grande designer e
attraverso la loro essenza rivelano le
sue passioni, che sono la fonte della
sua ispirazione: le espressioni artisti-
38
Panorama
eeArlety, primavera/estate 2013.
Décolleté di camoscio bicolore con
punta increspata ©
eeCelesta, autunno/inverno 2016-2017, stivale in pelle scamosciata
ricamato a mano in Italia, con perle di vetro multicolore. “Da bambino
giocavo con i caleidoscopi [...]. La vivacità di quella imprevedibile
mescolanza di colori, specchi e perline aveva su di me un potere
incantatorio. La collego alla mia natura volubile, ma anche all’universo
ondeggiante e seducente di Janis Joplin, un’altra figura da cui sono
stato molto influenzato nel periodo in cui ho vissuto in America”
che quali l’architettura, l’arte, la letteratura e il cinema, la botanica, la cultura di paesi quali l’Italia, la Russia e
la Spagna nonché la storia del XVIII
secolo. La letteratura si scorge spesso
nei colori, nelle forme e nei materiali
utilizzati per le creazioni.
fPercorso in sei sezioni
La mostra è un’occasione irripetibile per ammirare le migliori creazioni calzaturiere, vere e proprie
opere d’arte che proprio in Italia,
nell’hinterland milanese, prendono
forma in aziende che ancora portano avanti una vocazione artigianale.
Ma non solo: l’esposizione intende
raccontare ed evocare la profonda
influenza che l’arte e la cultura italiana hanno avuto e hanno ancora
oggi sullo stilista. “L’Italia è la mia
casa spirituale – dirà uno dei più influenti designer di calzature al mondo –. Adoro tutto di questo splendido
paese, dal profumo del gelsomino e
degli agrumi al verde della Sicilia,
dalle maschere veneziane ai film di
Luchino Visconti, dalle chiese barocche di Borromini alle piazze. Sin
eeParisa, autunno/inverno 20162017. Stivale in camoscio con decorazione in cristalli Swarovski: “Esprimo
l’ammirazione per il movimento nelle
forme delle mie scarpe e in dettagli
come piume, pompon o fili di perline
applicate su stivali” ©
ccI pois sono un elemento fondamentale
della tradizione spagnola. Camparinew, primavera/estate 2016, Mary
Jane a punta in lino a pois con finiture in
capretto ©
dall’inizio, le mie scarpe sono state
prodotte nei pressi di Milano perché
per gli italiani l’arte e l’artigianalità
sono qualcosa di innato, ce l’hanno
nel sangue. Possiedono un’alta consapevolezza della bellezza, della sensualità e della gioia di vivere. Amo la
loro teatralità e capacità di affabulazione, e adoro la commedia dell’arte
con il suo uso del colore e del gesto
plateale per esprimere sentimenti e
intenzioni. Mi sento inesorabilmente italiano. Sono nato per cantare la
‘Cavalleria rusticana’, un’opera intensa e toccante”.
Sei sezioni esaminano i temi costanti
e ricorrenti della carriera di Blahník:
la più vasta, intitolata Core, propone
le calzature dedicate a personaggi
storici e contemporanei che hanno
ispirato o avuto un ruolo importante nella vita di Blahník (da Alessandro Magno a Brigitte Bardot, sino a
Anna Piaggi, leggendaria direttrice
di Vogue Italia); Materiali, comprende una selezione di scarpe che
illustrano l’attenzione per il dettaglio
elaborato e la ricchezza di materiali e
colori usati con maestria squisita; la
terza sezione esamina la sua passione
per l’arte e l’architettura e il modo in
cui queste ispirano le sue “costruzio-
ni”; segue Gala, una selezione delle
scarpe più fantasiose dello stilista
mettendo in evidenza la sua ironia
e creatività (in questa sezione sono
presenti le scarpe Marie Antoinette);
e poi avanti con la natura (il suo profondo amore per il mondo botanico
è evidente fin dalla prima collezione)
e le varie influenze geografiche e ambientali (Spagna, Italia, Africa, Russia, Inghilterra e Giappone).
Firma il catalogo (pubblicato in
edizione italiana Skira e in edizione
inglese Rizzoli) Cristina Carrillo de
Albornoz. Il volume raccoglie le conversazioni tra Manolo e la curatrice,
che attraverso un elenco dalla A alla
Z guida il lettore alla scoperta delle
motivazioni e passioni dello stilista.
Dopo Milano, la mostra approderà
al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo in quella Russia che è stata
per Blahník una fonte d’ispirazione
costante; passerà poi al Museum
Kampa di Praga nella Repubblica
Ceca, patria del padre dell’artista;
infine sarà ospitata al Museo Nacional de Artes Decorativas di Madrid,
quale omaggio di Manolo Blanhík
alla sua terra natale. Meta del 2018
sarà il prestigioso Bata Shoe Museum di Toronto, in Canada.
Lo stilista
più sexy
del mondo
La prestigiosa rivista “Glam
’Mag” nel suo numero di febbraio 2017 l’ha nominato “lo
stilista più sexy del mondo”. Il
mensile inglese ha pubblicato
la sua lista annuale dei 100
uomini che hanno reso la storia
più eccitante, e questo onore
è andato al 74.enne Manolo
Blahník. E ciò per il secondo
anno consecutivo.
Ma al baldanzoso “ragazzo”
spetta pure un altro primato:
con un fatturato stimato di 96
milioni dollari guida la lista
di People With Money dei 10
stilisti più pagati nel 2017. Nel
2014 sembrava che la spettacolare carriera dello stilista fosse
agli sgoccioli. Improvvisamente, eccolo di nuovo in cima.
Secondo la lista di People With
Money di gennaio, Blahník è il
più pagato stilista al mondo,
grazie a sorprendenti guadagni
di 96 milioni di dollari (tra dicembre 2015 e dicembre 2016)
e un vantaggio di quasi 60 milioni di dollari sul suo concorrente più vicino.
Lo stilista spagnolo ha un patrimonio netto stimato di 275
milioni di dollari. Egli deve la
sua fortuna a intelligenti investimenti azionari, proprietà,
accordi lucrativi di collaborazione con i cosmetici CoverGirl.
Blahník possiede anche diversi
ristoranti (la catena “Le pizze di
Papà Manolo”) a Madrid, una
squadra di calcio (“Gli Angeli
di Santa Cruz de La Palma”),
ha lanciato il suo marchio di
Vodka (“Pure Wonderblahnik Spagna”), e sta affrontando il
mercato dei ragazzi con un profumo di successo (“Da Manolo
con Amore”) e una linea alla
moda chiamata “Seduzione by
Manolo Blahník”.
Panorama
39
made in italy
L
a cura di Ardea Velikonja
o Spettacolo della Primavera a Pordenone
Fiere è in programma dal 4 al 12 Marzo
2017. La prima fiera
italiana dell’ortoflorovivaismo, arredo per esterni e vita
all’aria aperta, dedicata al pubblico generico. È questo da 38 anni il
salone di riferimento per vivaisti,
floricoltori, produttori e rivenditori di attrezzature e prodotti per la
cura del giardino e dell’orto, bulbi
e sementi, attrezzature per giardini
e parchi, arredamento da esterni,
decorazione.
L’appuntamento con la fiera Ortogiardino è una grande festa dedicata all’imminente primavera, che
ogni anno richiama un pubblico
numerosissimo ed entusiasta alla
Fiera di Pordenone. Il coloratissimo percorso interno ed esterno
di Ortogiardino viene allestito con
idee originali, le scenografie vegetali trasformano i padiglioni della
Fiera di Pordenone in parchi, boschi, foreste tropicali fiorite, grandi spazi verdi in cui prendono vita
originali forme arboree simili a
sculture o eleganti e rigorose composizioni in stile inglese. Oltre 300
espositori e un numero complessivo di visite intorno alle 60.000
persone, con una forte presenza di
visitatori provenienti dalle vicine
Slovenia e Croazia, dispongono
40
Panorama
A Pordenone
lo spettacolo
della primavera
di quasi 40.000 metri quadri invasi da colori, profumi e meraviglie
della natura.
Quest’anno Pordenoneorchidea si
fa in 4, anzi in 5:
1 – Mostra di orchidee in un contesto scenografico essenziale – giudizi riservati al pubblico visitatore.
2 – Piante grasse: cactus e succulente – vita estrema.
3 – Tillandsie: piante del vento.
4 – Bonsai: ammirazione e perfezione.
5 – Ikebana: fascino d’oriente, un
giorno con i maestri ad ammirare
ed imparare.
Inoltre, nel contesto del set espositivo sarà allestita una esposizione di arte figurativa a tema ed uno
spazio didattico attrezzato dove si
terranno conferenze e dibattiti su
vari temi.
Dedicata ad Anna Maria Botticelli, biologa, scrittrice e giornalista
scomparsa di recente, l’edizione
2017 ha in programma alcune
iniziative in suo onore: la pubblicazione di una sua biografia, la
presentazione dei suoi libri e la costituzione di un comitato d’onore
che avrà lo scopo precipuo di dar
vita ad un futuro premio giornalistico, riservato a giornalisti italiani impegnati nel mondo dei fiori e
della natura.
Da cinque anni la Fiera di Pordenone ha avviato un processo di
trasformazione di Ortogiardino:
da manifestazione leader per gli
appassionati di giardinaggio a salone di riferimento anche per operatori professionali e soprattutto
architetti paesaggisti, vivaisti,
agronomi e progettisti del verde
pubblico. Artefice di questa mutazione è il Festival dei Giardini,
evento nell’evento, che grazie ad
un format unico nel panorama
fieristico italiano stimola il lavoro
sinergico di architetti paesaggisti
«Ortogiardino»
in programma dal
4 al 12 marzo
prossimi vede ogni
anno una forte
presenza di visitatori
provenienti da
Slovenia e Croazia
sul fronte progettuale e vivaisti in
fase realizzativa.
L’evento mette a confronto le migliori idee nella progettazione di
piccoli giardini su un tema che
varia ad ogni edizione: il tema del
Festival dei Giardini 2017 è [meta-mòr-fo-si] – Libertà d’immaginazione. L’espressione qualitativa
nel realizzare il verde secondo il
gusto e lo stile italiano, l’abilità
tecnica e la conoscenza delle piante, la progettualità, la maturità e
l’estro dei progettisti in relazione
ai gusti e alle esigenze di relax e
benessere degli appassionati del
verde attrezzato, sono le doti di
progettisti e vivaisti che il Festival
vuole mettere in luce e valorizzare. Una Commissione composta
dal agronomi, progettisti, giornalisti di settore sceglierà i progetti
migliori che saranno realizzati e
visitabili all’interno di Ortogiardino.
In mezzo a tanti fiori e giardini alla
Fiera di Pordenone c’è la Fiera Verde Blu, mostra mercato di camper
e caravanning che è l’evento collaterale di Ortogiardino, e presenta
nei 10.000 dell’area esterna della
Fiera di Pordenone proposte per
tutti i gusti e tutte le tasche di camper, roulotte e relativi accessori.
Presenti una decina tra i più importanti concessionari del Nordest
con i mostra mezzi nuovi e usati
con variabili di prezzo che vanno
dai mezzi standard low cost e quelli super- accessoriati e personalizzabili sulla base delle richieste del
cliente: sarà possibile quindi scegliere tra le varie proposte in mostra il mezzo più adatto alle proprie
esigenze o “costruirlo” insieme al
venditore. Spazio all’interno degli
stand anche alla vendita diretta di
accessori e componenti per rendere più piacevole la vita a bordo o
la guida del mezzo. La manifestazione, lo si intuisce dal nome, ha
il suo “focus” nel turismo pleinair
molto presente nel Nordest ma
non solo: grazie alla strategica collocazione di Pordenone, il Salone
permette di sviluppare, in una stagione commercialmente molto interessante, una forte attrattiva nei
confronti degli appassionati della
vita all’aria aperta dei vicini Paesi
stranieri, Austria, Slovenia e Croazia soprattutto.
Altra manifestazione collaterale
della Fiera dei fiori il Salone del
turismo slow. Il salone vuole promuovere il turismo rurale inteso
come motore per iniziative che recuperano e consolidano eccellenze
enogastronomiche, prodotti tipici,
bellezze artistiche architettoniche
e naturali lontane dai circuiti tipici
del turismo di massa. Lo sviluppo
di questo settore innesca un circuito virtuoso grazie al quale viaggio e cibo si integrano, turismo ed
enogastronomia con le loro filiere
diventano fattori trainanti dell’economia del territorio.
Panorama
41
Anche quest’anno l’uscita
di uno fra i più importanti
vocabolari italiani è
l’occasione per capire
l’evoluzione della nostra
lingua e la sua interazione
con le pratiche sociali
U
a cura di Nerea Bulva
Nella nuova
edizione
sono
entrati 250
neologismi
lessicali e
750 nuovi
signif icati
na volta erano
le “maggiorate” adesso è il
tempo delle
“curvy”.
La
donna “che ha forme piene,
abbondanti” (questa è la definizione), dopo aver conquistato sfilate e passerelle entra
a pieno titolo nella lingua
italiana, e si fa spazio nello Zingarelli 2017. E con “curvy”,
entrano tra i neologismi accolti dalla lingua italiana “pitonato”, “antieuropeismo”, “bullizzare”, “stepchild adoption”,
“inguacchio”, “salafismo”, “piacionismo”.
Queste sono alcune delle mille nuove voci e significati entrati nella nuova edizione del celebre vocabolario edito da
Zanichelli che ogni anno accoglie parole, locuzioni nate per
innovazioni culturali, tecnologiche e di costume. Come un
notaio registra queste nuove forme di espressione, modi
di dire, sinonimi che arricchiscono il nostro linguaggio. E
vanno a sommarsi alle oltre 145mila voci, 380mila significati che compongono questa nuova edizione.
Un vocabolario quest’anno all’insegna dell’“-anti” con parole come “antieuro” (che o chi è contrario all’euro come
moneta unica dell’Unione europea o come moneta del
proprio Paese), “antieuropeismo” (contrarietà verso l’Europa e la sua politica) e “antievasione” (di ciò che mira a
combattere l’evasione fiscale). Ma è anche l’anno del “multi”: “multimarca” (esercizio commerciale che vende articoli
di marche diverse), “multimateriale” (che è fatto di materiali diversi), “multireligioso” (che è caratterizzato dalla
presenza di religioni diverse).
Dall’attualità e dalla politica internazionale sono nate
parole ormai fin troppo presenti nelle cronache come
“foreign fighter” (combattente straniero) e “salafismo”
(dottrina e movimento religioso islamico che propugna il
ritorno alla purezza originaria della tradizione musulmana, se necessario anche con il ricorso alla jihad). O “bullizzare” (nel linguaggio giornalistico, sottoporre ad atti di
bullismo o di cyber bullismo); “stepchild adoption” (istituto giuridico che consente al componente di una coppia
sposata o unita civilmente di adottare il figlio naturale
dell’altro componente).
42
Panorama
Da «bullizzare» a «pit
L’italiano del 2017 va agli “speed date” (incontro di pochi
minuti tra più persone organizzato allo scopo di trovare
un partner), parla “strascicato”, è afflitto da “vigoressia” (disturbo di chi ha un culto ossessivo della forma fisica); ricorre al “camouflage” (in cosmetica, trucco che copre inestetismi temporanei, come eruzioni di acne, cicatrici, macchie
solari). Insomma è un bell’“inguacchio” (lavoro mal fatto,
cultura
tonato» ecco
pastrocchio; imbroglio, garbuglio). Consoliamoci
con un piatto di “strangozzi” (pasta lunga a sezione quadrata, a base di farina di grano duro e acqua, specialità della cucina umbra e marchigiana).
A proposito di innovazioni tecnologiche entrano quest’anno: “dashboard” (applicazione che
consente di personalizzare la modalità di visualizzazione dei dati secondo le necessità della loro
gestione), “impastatrice planetaria” ovvero l’elettrodomestico per impastare, il cui braccio ruota
contemporaneamente su se stesso e intorno a un
centro esterno, com’è per il moto dei pianeti); la
“nanochirurgia” (chirurgia praticata su elementi o
strutture organiche microscopiche, anche singole
cellule); il “doodle” (versione modificata del logo
del motore di ricerca Google, utilizzata in occasione di eventi importanti o particolari ricorrenze).
Ma lo Zingarelli 2017 contiene anche 115 definizioni d’autore: da Giorgio Armani a Carlo Verdone il vocabolario della lingua italiana ha invitato
alcuni esponenti di rilievo del mondo della cultura, della scienza, dello sport e del costume italiani
a scrivere la definizione di una parola che potesse
essere rivelatrice della loro personalità e del loro
lavoro. Il risultato sono delle riflessioni, punti di
vista che posso offrire nuovi modi per comprendere il significato di una voce. E poi il dizionario
segnala 3125 parole da salvare come obsoleto,
ingente, diatriba, leccornia, ledere, erorare, voci
ricche di suggestioni alle quali troppo spesso
vengono preferiti sinonimi più comuni ma meno
espressivi.
I curatori attuali Mario Cannella e Beata Lazzarini
ricordano che proprio “cento anni fa, nel 1917, Nicola Zingarelli cominciò a pubblicare in fascicoli il
Vocabolario della lingua italiana, poi uscito la prima volta in volume nel 1922” e aggiungono: “Da
allora, il vocabolario, nelle sue varie edizioni, ha
scandito e registrato gli sviluppi del lessico e della lingua
italiana e, insieme a essi, i mutamenti sul piano culturale
e del costume caratterizzandosi per chiarezza e leggibilità,
per l’apertura alle nuove terminologie tecniche, scientifiche e settoriali e allo stesso tempo per cura e rigore filologico nel verificare e tramandare il grande patrimonio
storico della nostra lingua’’.
Per Oxford Dictionaries
la parola dell’anno
è «Post-truth»
Il 2016 ha sancito, tra giornali e
rete, l’ascesa della post-verità come
termine comune
«Post-truth»: quasi intraducibile in italiano, la parola dell’anno
scelta dall’Oxford Dictionaries, come sempre, stupisce. Trainata
dalla Brexit e dall’elezione di Donald Trump, la “post-verità” ha
sbaragliato la concorrenza di “alt-right” (la destra razzista, nazionalista e online in Usa) e di “Brexiteer” (fautore della Brexit),
entrate nella short list finale, ricavata da 150 neologismi. Dopo
un anno ad alta intensità politica, i cervelloni che lavorano per il
prestigioso vocabolario britannico hanno dunque incoronato una
locuzione aggettivale che si applica a “circostanze in cui i fatti
obiettivi sono meno influenti nel modellare l’opinione pubblica
degli appelli emotivi e delle convinzioni personali”. La parola selezionata dovrebbe “riflettere l’ethos, l’umore dominante o le preoccupazioni dell’anno”, ma anche “avere un durevole potenziale
come parola di significato culturale”.
fParola chiave
E secondo quanto ha dichiarato Casper Grathwohl, degli Oxford
Dictionaries, “Post-verità” può davvero diventare “una delle parole
chiave del nostro tempo”. Il termine non è di nuovo conio, sarebbe
in uso da almeno una decina d’anni, ma la sua frequenza d’uso
“nel 2016 è aumentata del 2000% rispetto al 2015”, in coincidenza
con il referendum britannico e con la campagna per la Casa Bianca,
ha rivelato la Oxford Dictionaries, che per individuare le tendenze
sociali utilizza un tool di ricerca che analizza le parole più usate
ogni mese. “Alimentata dall’uso dei social media come fonte di
notizie e dalla crescente sfiducia nei fatti come presentati dall’establishment, ‘post-verità’ è un concetto che da qualche tempo ha
trovato una base linguistica” ha detto Grathwohl. “La frequenza
d’uso di ‘post-truth’ è balzata a giugno in coincidenza con il voto
sulla Brexit e ancora a luglio, quando Donald Trump ha ottenuto la
nomination alla Casa Bianca”.
Panorama
43
salute
La vista dopo i
40 anni: quando
l’occhio invecchia
ccCataratta. Il meno grave dei quattro, consiste nella perdita di
trasparenza del cristallino (la lente naturale dell’occhio): la lettura diviene
difficile per la perdita di contrasto con lo sfondo, e si diventa più sensibili
ai riflessi. La situazione si può risolvere chirurgicamente con la sostituzione del vecchio cristallino con uno artificiale
Le simulazioni di alcuni dei
più seri problemi alla vista che
possono colpire in età avanzata:
ecco come si riflettono sulla
visione del mondo e sulle
capacità di lettura
ccDegenerazione maculare. Qui ad essere colpita è la macula, la
parte centrale della retina che ci permette di mettere a fuoco e di vedere i
colori. Questa condizione rende la lettura particolarmente ardua: le parole
appaiono quasi deformate e possono comparire macchie (scotomi) che si
“portano via” interi segmenti di pagina
L’incubo di ipermetropi e miopi
sta per finire: messe a punto lenti
super adattive che misurano
la distanza dall’oggetto e lo
mettono a fuoco a prescindere,
vicino o lontano che sia
A
ddio lenti bifocali o
continui cambi di occhiali. Due ingegneri
dell’Università dello
Utah hanno messo a
punto un paio di occhiali “intelligenti”, con lenti a base liquida,
capaci di mettere a fuoco in autonomia qualunque oggetto vicino o
lontano. In pratica, la garanzia di
vederci bene sempre, a prescindere
dal proprio difetto visivo.
44
Panorama
fSituazione
scomoda
L’occhio umano è già naturalmente dotato di una lente - il cristallino - capace di modificare la
propria forma per adattarsi all’oggetto da mettere a fuoco. Ma con
l’età parte di questa abilità può
andare persa: ecco perché molte persone hanno bisogno di un
paio di occhiali per leggere da vi-
cino (ipermetropia) oltre alle lenti canoniche per vedere bene da
lontano (miopia).
fIn continua
trasformazione
Carlos Mastrangelo e Nazmun
Hasan hanno messo a punto lenti semiliquide a base di glicerina,
racchiuse tra due membrane gommose: la membrana posteriore è a
ra i 20 ed i 40 anni, il bulbo oculare non cambia molto
nella sua anatomia e nella sua fisiologia, e, di conseguenza, anche la vista non cambia. La persona si
sente tranquilla finché un bel giorno verso i 40-45
anni, prima negli ipermetropi, più tardi nei miopi, si
accorge di non riuscire più ad infilare l’ago o a leggere
il giornale se non allontanando l’oggetto allungando le braccia e/o mettendosi proprio sotto la luce:
ccRetinopatia diabetica. Dovuta al deterioramento dei capillari
della retina, come conseguenza del diabete mellito, comporta l’ostruzione di alcune parti del campo visivo e la difficoltà di visione da vicino.
Problemi che si riflettono anche nelle capacità di lettura, come si vede
nell’immagine sulla destra
sua volta collegata a tre attuatori
meccanici che la spostano avanti
e indietro come fosse un pistone
trasparente, modificando così la
curvatura della lente in base alla
distanza dell’oggetto da mettere a
fuoco.
fL’elettronica nascosta
La montatura - ancora un po’ ingombrante - ospita una batteria
è comparsa la presbiopia. In pratica questo difetto richiede un ricambio
degli occhiali da vicino ogni 4-5 anni fin verso i 60-65 anni, in relazione
anche alle esigenze del singolo soggetto.
Alcune condizioni, però, comportano difficoltà più serie o danni permanenti, che non possono essere eliminati facilmente. La vista si offusca, le
righe su una pagina si distorcono, la visione centrale o periferica piano piano si dissolve. Ecco quattro condizioni limite che possono colpire i meno
giovani, con la simulazione del loro tipico difetto visivo.
ccGlaucoma. Dipende da un danno al nervo ottico, spesso causato da
un’eccessiva pressione oculare. Si tratta di una patologia seria perché, se non
diagnosticata in tempo, può comportare anche la progressiva perdita della
vista. Ad andarsene per prima è la parte periferica del campo visivo: si ha così
la cosiddetta “visione tubolare” o “a cannocchiale”, qui simulata
per alimentare gli attuatori e un
distanziometro, un dispositivo
che rileva la distanza degli oggetti
grazie a impulsi di luce infrarossa.
Questo strumento calcola la lontananza degli oggetti da inquadrare e comunica agli attuatori
come curvare le lenti per vederli
al meglio. Le lenti possono cambiare curvatura ogni 14 millisecondi, e le batterie durano più di
24 ore.
fAspettate a scalpitare...
La calibrazione delle lenti avviene
attraverso una apposita app per cellulare, non appena il paziente ha la
prescrizione dell’oculista. Per ora,
dei super occhiali esiste però soltanto un prototipo, che è stato presentato al CES di Las Vegas. I due
ingegneri hanno ideato una startup
per commercializzarne un modello
più leggero entro i prossimi tre anni.
Panorama
45
benessere
È da sempre un efficace rimedio
naturale che rafforza il sistema
immunitario, combatte la
stanchezza ed aiuta l’organismo
nei periodi freddi a fronteggiare
i malanni stagionali
I
l popolo delle api ha procurato all’umanità un elemento
eccezionale, la pappa reale.
Già nell’antichità gli uomini
si erano interrogati sulle ragioni
delle imponenti dimensioni dell’ape regina rispetto alle operaie e
ai fuchi. Si deve però all’olandese
Schwammerdam (1630-1680) la
prima vera ricerca e documentazione sull’argomento. Molto apprezzata e studiata dai naturalisti
del XIX secolo, la pappa reale è
oggi oggetto di studi e sperimentazioni che hanno permesso di
comprendere il suo meccanismo
d’azione.
fChe cos’è
È il prodotto secreto dalle ghiandole delle api operaie, chiamate
nutrici, ed è l’unico cibo consumato dall’ape regina, anche da insetto
adulto. Il risultato è che le api che
la secernono vivono sei settimane, mentre l’ape regina raggiunge
i cinque anni di vita, nonostante il
gravoso compito della deposizione continua di uova. Si presenta
come semiliquida o gelatinosa, di
colore giallo-biancastro ed ha un
sapore acidulo.
fUn cocktail
di vitamine
La pappa reale contiene anzitutto una certa percentuale d’acqua,
che oscilla mediamente intorno
al 66%. Sono quindi presenti zuccheri in una per­centuale media del
15% circa e precisa­mente gluco46
Panorama
Pappa
reale:
un nettare
benefico
sio, fruttosio, saccarosio, maltosio
ecc. Vi si trovano protidi (so­stanze
azotate) in una percentuale che si
aggira intorno a una media del
13%, gran parte dei quali sottoforma di am­minoacidi indispensabili
all’organismo umano. I lipidi vi
sono contenuti in una percentuale che si aggira intorno al
5% circa. È stato inoltre isolato un gran numero di vitamine,
tra cui tutte quelle del gruppo B;
in particolare è stato dimo­strato
che la pappa reale è l’alimento più
ricco di acido pantotenico (vit.
B5), una sostanza che svolge un
ruolo fonda­mentale nel metabolismo cellulare e che si trova nelle
cellule dei muscoli, del fe­gato, dei
reni e del cervello. Buona è an­che
la presenza di sostanze minerali e
oligoelementi, tra cui calcio, rame,
fer­ro, fosforo, potassio, silicio, zolfo - so­
stanze queste ultime che
giocano an­ch’esse un ruolo fondamentale a livello delle numerose
reazioni che regolano il metabolismo. Sono stati infine indivi­duali
diversi altri costituenti “minori”,
ma non per questo meno importanti: un fattore antibatterico e
antibiotico, sostanze ormonali,
un fattore che sembra essere in
grado di favorire la crescita, oltre
a diverse altre sostanze attualmente ancora sconosciute, dalle quali
probabilmente dipendono le sue
molteplici e sorprendenti proprietà. Degli studiosi russi hanno
recentemente scoperto che la gelatina reale contiene acido ribonucleico e desossiribonucleico, che
costituiscono la parte essenziale
delle cellule dell’organismo umano.
fElisir naturale
Apprezzata fin dai tempi antichi,
la pappa reale costituisce un efficace rimedio naturale in grado di
stimolare le difese immunitarie.
intensa attività, combatte sintomi
depressivi e ansia, stimola la memoria. Consigliata nella dieta di
bambini, sportivi e per chi soffre
di inappetenza. Per preservare
inalterate le sue proprietà è importante conservare la pappa reale
in frigorifero.
cenere
fAssunzione
lipidi
proteine
È possibile assumere un cucchiaino di pappa reale puro o disciolto
in acqua, preferibilmente al mattino. Secondo gli studi il polline
risulta benefico nei casi di infiammazione e ipertrofia prostatica, ha
proprietà disintossicanti e aiuta il
lavoro del fegato grazie a un’azione riequilibrante delle ghiandole
endocrine. La pelle sarà più bella
e i capelli più lucidi: un’ondata di
vitalità per tutto il corpo.
fCome si presenta
zucchero
Il sapore della pappa reale è lievemente zuccherino, con una nota
acidula. Presenta un colore bianco
giallastro e può essere acquistata
in farmacia, erboristeria, nei negozi di prodotti naturali oppure
direttamente dall’apicoltore.
acqua
Possiamo sfruttare il periodo invernale per effettuare un ciclo di
un mese, rafforzeremo così l’organismo combattendo stanchezza
e malanni. Secondo gli studi la
pappa reale contribuisce alla produzione di emoglobina, combatte
depressione e sintomi di affaticamento, preserva la memoria.
fContro lo stress
Il suo contenuto energetico la
rende un elisir naturale contro
lo stress, particolarmente prezioso per combattere stanchezza e
astenia: aiuta i periodi di studio e
Panorama
47
S
e cercate un pretesto per affondare i
vostri dispiaceri nel
cioccolato fondente, bene, sappiate che ci sono moltissimi buoni motivi per cui concedersi
questo piacevole sgarro. Infatti un
quadratino di cioccolato al giorno
aiuta a stare bene e a combattere mal
di testa, colesterolo, cattivo umore e
pressione alta. Purché sia fondente:
composto cioè dal 60-70% da cacao
amaro e da burro di cacao. A seguire
potete scoprire alcuni di questi benefici davvero sorprendenti.
1. Può ridurre il rischio di soffrire
di un accidente cerebrovascolare
Secondo alcuni studi realizzati in
Svizzera su un gruppo di più di duemila donne, quelle che mangiano
almeno quarantacinque grammi di
cioccolato amaro nell’arco di una
settimana hanno minori possibilità
di soffrire di accidenti cerebrovascolari, possibilità che si riducono fino
ad un venti percento.
2. Aiuta a rafforzare il cuore
Il regolare consumo di cioccolato
fondente aiuta a ridurre il colesterolo “cattivo” nel sangue, la pressione
arteriosa e, di conseguenza, riduce
notevolmente il rischio di soffrire
in futuro di qualche malattia al
cuore.
3. Aiuta a sentirsi sazi
Il cioccolato contiene molta fibra.
Questo lo
trasforma in un
alimento che dà una
forte sensazione di sazietà, la quale riduce il desiderio di
mangiare altri alimenti che possono
provocare un aumento di peso.
4. Può combattere il diabete
Anche se ancora non è stato del tutto
confermato (lo studio ancora è in via
48
Panorama
Cioccolato
fondente:
fa bene
alla salute!
Ne basta un quadratino al giorno per tenere a
bada colesterolo, pressione e cattivo umore
alimentazione
di sviluppo), si pensa che mangiare
con frequenza il cioccolato possa aiutare a combattere il diabete, perché
aumenta l’insulino-resistenza.
5. Fa bene alla pelle
Il cioccolato è un alimento ricco di
flavonoidi, antiossidanti che hanno
la capacità di proteggere la pelle dai
raggi UV. Tuttavia, non dovete pensare che mangiando una barretta di
cioccolato dovete smettere di usare
la protezione solare.
6. Aiuta a ridurre la tosse
Tra i componenti del
cioccolato ve ne è
uno chiamato
teobromina, il
quale agisce
sul
nervo
vago, il nervo cranico
che provoca gli attacchi di
tosse.
7. Aiuta a sollevare il
morale
Quando una persona è depressa, scoraggiata o stressata, le si
consiglia di mangiare un pezzo
di cioccolato perché si sentirà
subito meglio. Quindi, è un’ottima idea tenere sempre a portata
di mano alcune barrette di cioccolato da addentare nei momenti in
cui vi siete più tristi: merito della
feniletilamina di cui è ricco, la stessa sostanza chimica che il cervello
produce quando ci innamoriamo. Mangiare cioccolato fa
aumentare i livelli di alcuni neurotrasmettitori che inducono le sensazioni di piacere e di benessere,
come la serotonina, l’ormone della
felicità.
8. Può aiutare a migliorare la
circolazione sanguigna
Il cioccolato possiede proprietà anticoagulanti di notevole aiuto per
migliorare la circolazione sangui-
gna, offrendo risultati simili a quelli
dell’aspirina.
9. È importante per migliorare la
vista
Grazie alle proprietà possedute dal
cioccolato per migliorare la circolazione, in particolare quella del sangue che va verso il cervello, si ritiene
che possa essere efficace anche sul
flusso sanguigno diretto verso la retina, migliorando in questo modo la
vista.
10. Può rendere più intelligenti
Secondo alcuni scienziati, l’aumento
del flusso sanguigno al cervello ci
rende più svegli e attivi, favorendo in questo modo l’apprendimento. È indispensabile
sapere che il cioccolato che
possiede tutte queste proprietà è quello fondente,
poiché presenta una grande quantità di flavonoidi.
Il cioccolato che contiene
più flavonoidi è quello che
contiene per lo meno un
settanta percento di cacao.
Come potete vedere,
questo delizioso alimento, che è il cibo
preferito di migliaia di persone, è
un alleato molto
importante per la
salute, al contrario
di quanto pensano
molta gente. Bisogna mangiarlo
con frequenza per
poter
ottenere
tutti i benefici che
apporta alla salute
di molti organi del
nostro corpo, soprattutto il cervello e il
cuore. Tutti questi vantaggi però sono validi solo ed esclusivamente per il cioccolato fondente: i
benefici di quello al latte e del cioccolato bianco sull’umore sono, per
ora, del tutto empirici.
Panorama
49
V
endite di alimenti
bio in crescita, nuove
eco-etichette, maggiori impegni delle
aziende sul fronte
degli approvvigionamenti sostenibili, lotta ai rifiuti e packaging
green. Queste le previsioni per il
cibo sostenibile nel 2017 secondo
Organic Monitor, società inglese
specializzata in ricerche di mercato nel settore bio e naturale.
fAlimenti bio
“Le vendite globali di alimenti
biologici sono previste in crescita, con margini più ampi in Nord
America e Nord Europa - afferma
Organic Monitor - Le vendite di
alimenti bio negli Stati Uniti e in
Canada sono stimate oltre i 50 miliardi di dollari per la prima
volta quest’anno e la quota
di mercato degli alimenti
biologici dovrebbe avvicinarsi al 7-10% in Usa,
Germania,
Svizzera,
Danimarca e Paesi limitrofi. Con un rallentamento della crescita
50
Panorama
dei terreni agricoli dedicati al biologico, però, si attendono carenze
negli approvvigionamenti”.
fEco-etichettature
“Il commercio equo e solidale
manterrà la sua posizione come la
seconda più grande eco-etichetta
per i prodotti alimentari, tuttavia
proseguirà la frammentazione:
sono previsti ulteriori etichette e
standard per il commercio etico”,
prevede la società di ricerca inglese.
fApprovvigionamento
sostenibile
Secondo Organic Montor, “la
quota di mercato di ingredienti di
provenienza sostenibile
è prevista in crescita. Circa il 20% di
tutto il caffè è ora
prodotto secondo
qualche
schema
di sostenibilità. La
quota di tè, cacao,
vaniglia e zucchero di provenienza
Cibo
sostenibile:
nel 2017
più bio e
packaging
green
sostenibile è destinata ad aumentare grazie agli impegni etici delle
grandi aziende”.
f«Misure»
della sostenibilità
La società inglese prevede poi che
“i metodi di misurazione diverranno probabilmente dominanti
nei programmi di sostenibilità delle aziende alimentari e di materie
prime”. Mentre la “carbon footprint” e la “water footprint” restano ancora i sistemi più popolari,
tendenze
Queste le previsioni di Organic
Monitor, società specializzata in
ricerche di mercato nel settore
alimentare
“ci si aspetta di vedere altri sistemi
di misurazione per l’energia, l’utilizzo delle risorse, sui rifiuti e per
i parametri sociali. Si prevede che
un maggior numero di aziende alimentari naturali e biologiche si assumano l’impegno di ‘azzerare’ la
loro impronta di carbonio e la loro
quota rifiuti”.
fSicurezza e
tracciabilità del cibo
“Maggiori
investimenti sono attesi
nelle catene di approvvigionamento
delle materie prime
- spiega Organic
Monitor - per garantire trasparenza e per ridurre i rischi di frodi alimentari e adulterazioni”.
fImpatto dei rifiuti
Secondo le previsioni della società inglese, “un maggior numero di
aziende alimentari e di rivenditori
prenderanno impegni sul fronte
della riduzione dei rifiuti. I sottoprodotti della filiera alimentare
riceveranno maggiore attenzione come materie prime
e, quindi, come fonte di
nuovi prodotti”.
fImballaggi verdi
“L’adozione di materiali sostenibili, come le bioplastiche, dovrebbe aumentare - conclude Organic
Monitor - Diverse aziende alimentari naturali e bio utilizzeranno
questi materiali per ridurre il loro
impatto sul fronte dell’uso di imballaggi”.
Panorama
51
L
o sospettavano tutti in
fin dei conti, ma adesso
a dimostrarlo ci pensa anche la scienza: chi
pubblica spesso dei selfie
sui social network come Facebook e Instagram, corre un maggior
rischio di avere dei problemi psicologici e – come potrete immaginare – tende anche ad essere
narcisista. Per l’esattezza, sembra
che il dato riguardi (per adesso)
solamente gli uomini, ma non vi
è dubbio che anche le donne che
pubblicano continuamente foto di
se stesse possano essere considerate alquanto narcisiste.
Ad analizzare meglio la questione
ci avrebbero pensato i membri della
Ohio State University, che attraverso uno studio sarebbero giunti alla
52
Panorama
Più rischi per chi
pubblica troppi selfie?
È indice di narcisismo e problemi
psicologici, e adesso a confermarlo ci
pensa anche la scienza
conclusione che gli uomini che pubblicano un più alto numero di selfie avrebbero ottenuto appunto dei
punteggi più alti per quanto concerne i livelli di narcisismo e psicopatia.
Inoltre, sembra anche che gli uomini che tendono a modificare i
selfie prima di pubblicarli sul web,
abbiano ottenuto punteggi ulte-
riormente maggiori nella scala di
narcisismo e di auto-oggettivazione, una condizione che porta ad
auto-valutarsi in base al proprio
aspetto, invece che ad altre ben più
importanti caratteristiche.
Per analizzare a fondo la questione, gli esperti avrebbero esaminato
un campione di 800 uomini di età
comportamento
Un bisogno così impellente che sono
diversi i casi di quelli che perdono
la vita mentre si ritraggono
«Selficidio»
una nuova patologia
compresa tra i 18 e i 40 anni, i quali hanno completato un sondaggio
online rispondendo a domande riguardanti la quantità di selfie che
pubblicavano sul web. Dopodiché,
i partecipanti hanno compilato
un questionario standard relativo
ai comportamenti antisociali e di
auto-oggettivazione. Dalle analisi
sarebbe dunque emerso il legame
fra il numero di selfie pubblicati
sui social network e la maggiore
tendenza ad avere problemi di narcisismo e psicopatia.
Non sorprende il fatto che gli uomini che pubblicano un sacco di selfie
e trascorrono più tempo nel modificarli sono più narcisisti, spiegano
gli autori della ricerca ma questa è
la prima volta che ciò viene effettivamente confermato in uno studio.
S
ei indiani, per lo più giovani, sono in osservazione
nei due principali ospedali
indiani perché affetti da
gravi disturbi psichiatrici
legati ad un un uso compulsivo del telefono cellulare, fenomeno che alcuni
definiscono anche “selficidio”.
Prendendo lo spunto dalla storia di una
ragazza di 18 anni, presentatasi all’ospedale Aiims con una presunta malformazione al naso, ma poi trasferita nel
dipartimento di psichiatria, il quotidiano
“Mail Today” ha dedicato al tema della
dipendenza dai selfie in India la sua prima pagina. E ha precisato che tre pazienti sono in cura nello stesso Aiims ed altri
tre nel Sir Ganga Ram Hospital.
Lo psichiatra Nand Kumar dell’Aiims ha
dichiarato al giornale che i tre pazienti presi in cura “sentivano il bisogno
impellente di mettersi in posa davanti
allo smartphone” e per questo “avevano sviluppato una patologia conosciuta
come ‘disordine dismorfico del corpo’
(continuo pensiero ad un proprio difetto
fisico, ndr.) che li ha portati ad un disordine compulsivo ossessivo”. Gli esperti,
aggiunge il giornale, ritengono che i sintomi di questo disordine sono così sottili
che molti di coloro che usano continuamente il cellulare per ritrarsi in “selfie”
non si rendono conto del perché poi si
sentano depressi e disorientati. Secondo l’Associazione psicologica americana
(Apa), circa il 60% delle donne che soffrono di questa patologia ossessiva non
se ne rendono conto. Nei casi peggiori,
poi, la mania del selfie può portare a
episodi estremi, non programmati. Per
errore o distrazione perfino alla morte.
Dal ragazzo 21enne che a Bali è caduto
dall’orlo di un precipizio, fino alla ragazza russa che si è sparata per sbaglio
mentre cercava di immortalarsi con una
pistola puntata alla tempia. E ancora: la
ragazza annegata in India mentre cercava di farsi un selfie sulla scogliera con
delle amiche, e l’uomo che è caduto a
Bologna da un monumento nel mentre
di uno scatto.
Panorama
53
tecnologia
ccGalileo è la prima rete di satelliti per la navigazione realizzata in Europa (ESA - J. Huart)
G
alileo è arrivato. No,
non si tratta di una
resurrezione, ma di
un’innovazione tecnologica che potrebbe cambiare il futuro dell’Europa.
Dopo 17 anni di lavoro, di intoppi (tra cui il lancio di due satelliti
nell’orbita sbagliata) e di polemiche, il sistema di navigazione satellitare continentale è pronto. Costato oltre 10 miliardi di euro, il 15
dicembre scorso infatti l’Agenzia
Spaziale Europea ha acceso Galileo, il proprio sistema di navigazione satellitare. Formato per ora
da 18 satelliti - saranno 24 più 6 di
scorta entro il 2020 - nella sua versione gratuita e accessibile a tutti
avrà un margine di approssimazione inferiore al metro, mentre nella
versione destinata all’utilizzo professionale la precisione sarà nell’ordine dei centimetri. Il programma
fu avviato ufficialmente il 26 maggio 2003 con un accordo tra l’Unione europea e l’Agenzia Spaziale
Europea (ESA).
fChi lo potrà utilizzare
e da quando?
Finanziato dalla European Space Agency e dalla Comunità Europea, il suo arrivo consentirà al
54
Panorama
Servirà miliardi
di persone e
sostituirà il Global
Positioning
System americano.
Molto più preciso
di quello oggi in
uso sarà completo
entro il 2020
Vecchio Continente di cancellare
il rapporto di dipendenza esistente
nei confronti del celeberrimo GPS
(acronimo di Global Positioning
System, sistema made in Usa) e di
quello russo Glonass (Global Navigation satellite System), nonostante in un primo periodo continuerà ad appoggiarsi ad essi.
Inizialmente sarà disponibile solo
per i dispositivi compatibili. Un
esempio su tutti è Qualcomm,
che consentirà ai propri utenti di
utilizzare Galileo effettuando un
semplice aggiornamento del software sugli smartphone più recenti. I produttori di auto dovranno
invece adeguarsi alla nuova tecnologia entro il 2018.
Galileo, add
il nuovo siste
fScendendo
nel dettaglio
Il nuovo sistema satellitare europeo è composto da 30 satelliti, di
cui 24 operativi e 6 di ricambio.
Una volta a regime sarà in grado
di garantire una precisione maggiore rispetto a quella del Gps poiché potrà contare, per il pubblico,
sull’accuratezza di 1 metro, mentre
a livello governativo arriverà sino
a 1 cm (a fronte dei 5 metri del
Gps). Galileo utilizzerà inoltre degli orologi atomici che possiedono
un margine di errore di 1 secondo
ogni tre milioni di anni. Il tempo
di rilevamento si ridurrà da 3 ore
a 10 minuti, mentre il raggio di ri-
dio GPS: debutta
ema satellitare europeo
cerca da 10 km ad appena cinque.
Uno dei due centri di controllo di
Galileo si trova in Italia, sull’altopiano del Fucino, in Abruzzo. L’altro è in Germania, e le due strutture sono state progettate in maniera
ridondante per funzionare in parallelo con diverse funzioni ma, in
caso di necessità, anche in piena
autonomia.
fA cosa servirà?
A rendere più sicure le auto senza
conducente, a migliorare le telecomunicazioni a localizzare persone disperse in mare o in montagna ecc. ecc. (l’elenco è molto
lungo).
fNavigazione neutrale
Il vero punto di forza di Galileo
non ha però a che fare con la tecnologia: si tratta infatti del primo
sistema di posizionamento gestito
da un’organizzazione civile, un fatto importante perchè, almeno in
teoria, mette al riparo gli utenti dai
rischi connessi a questioni di natura politica e militare.
fE gli altri?
È comunque interessante notare
come nel corso degli anni quasi
ogni superpotenza abbia pensato
bene di costruire una propria tecnologia satellitare: l’India nel 2013
ccLa costellazione dei 24 satelliti
ha messo in orbita Indian Regional Navigation Satellite System,
che copre però solo il territorio
indiano e le zone confinanti, mentre la Cina, tra il 2000 e il 2005 ha
lanciato BeiDou, un sistema di navigazione regionale composto da 5
satelliti che copre poco più del territorio nazionale.
Panorama
55
multimedia
«L
a questione dell’identità è stata trasformata in
qualcosa a cui è stato dato
un compito: è necessario
creare la tua comunità.
Ma non si crea una comunità, o ce l’hai o
no; ciò che i social network possono creare
è un sostituto. La differenza tra la comunità
e la rete è che si appartiene alla comunità, ma la rete appartiene a voi. È possibile
aggiungere amici ed eliminarli, è possibile
controllare le persone con cui siamo legati.
La gente si sente un po’ meglio perché la solitudine è la grande minaccia in questi tempi
di individualizzazione. Tuttavia nella rete è
così facile aggiungere o eliminare gli amici
che non abbiamo bisogno di abilità sociali.
Queste si sviluppano quando sei per strada....». Così il sociologo Zygmunt Bauman in
un’intervista al quotidiano “El Pais”. Difatti, il
mondo che abbiamo costruito ci sta distruggendo, i social network ci trasformano in
zombie che ventiquattr’ore su ventiquattro
cercano il cibo sintetico per la mente e per
il cuore e non si saziano mai. Gli scienziati
non drammatizzano la situazione ma invitano a prestare attenzione a questo problema
inquietante. Si tratta di un nuovo malanno,
il suo nome è “Neurosi inquietante da social network” e la sua comparsa è dovuta
al boom di Internet. Nel numero n. 2 del 31
gennaio abbiamo analizzato i primi cinque
modi dei complessivi dieci in cui, secondo
Delmondo.info, i social network starebbero
“distruggendo la società”.
f6. Stanno
danneggiando
la padronanza
della lingua
Per scrivere sui social network si ricorre ad
abbreviazioni e “sgrammaticature”. Alcuni dati
appaiono preoccupanti: negli USA, il punteggio
relativo alla capacità di comprensione e lettura
critica registrato nei test attitudinali SAT, dopo
un lungo periodo in cui erano rimasti sostanzialmente costanti, è andato via via scendendo
dal 2010 in poi. Secondo qualcuno, questo sarebbe da collegare alla diffusione nell’uso dei
social network, con le nuove generazioni meno
abituate non solo alla comunicazione in interpersonale (come abbiamo visto in precendenza), ma anche alla scrittura in generale e alla
comprensione di testi.
56
Panorama
f7. Stanno riducendo
la soglia di attenzione
I social network possono sì essere una fonte
di informazioni, ma spesso sintetizzate al
massimo (oltre che caotiche e disordinate):
la maggior parte delle persone legge solo
i titoli degli articoli che incontra sui social
network (e ugualmente però condivide e
commenta i contenuti dell’articolo non letto: secondo uno studio, il 59% dei link condivisi non sono stati neppure cliccati da chi
li condivide).
Nel gergo della lingua americana dei social network esiste l’acrimo “TLDR”, cioè
“Too Long,. Didn’t Read” (“Troppo lungo,
non ho letto”): l’incapacità di mantenere l’attenzione per tutto un lungo post è
diventata una sorta di merito anziché una
lacuna, ed invece chi cerca di approfondire
diventa in qualche modo “colpevole”.
Ovviamente, questa incapacità di mantenere
l’attenzione fissa su una singola cosa per un
tempo non breve si ripercuote in contesti più
ampi, a partire dalla capacità di comprensione dei testi (come abbiamo già avuto modo
di vedere).
f8. Assecondano
l’«effetto mandria»
Gli algoritmi di ordinamento dei post (cioè
quelli che decidono cosa appare prima
o dopo, o non appare per nulla, quando
aprite facebook o altri social) sono accusati
di assecondare i contenuti “populisti” e banali (che sono favoriti anche perché richiedono una soglia di attenzione più bassa),
andando invece a penalizzare i contenuti
che invece hanno magari più sostanza. Il
L’apocalisse
scorre sui social
network
motivo è che sono privilegiati i post che
hanno avuto numerose visualizzazioni e
interazioni, non i post di qualità: le critiche
all’algoritmo usato da Facebook sono numerose (c’è chi sostiene che dovrebbe essere pubblico, in modo che si possa sapere
come sono filtrate le informazioni). C’è poi
tutto il problema della censura effettuata
da Facebook, che decide cosa può essere
pubblicato e cosa no, spesso applicando
regole arbitrarie in modo ottuso.
Inoltre, le condivisioni diventano un modo
per condividere anche le opinioni, ma
non sono figlie di un reale ragionamento
(come vedevamo, la maggior parte delle
cose condivise non sono state lette da chi
le ha condivise). Il risultato, se si immagina
di essere un osservatore esterno, è quello
di una massa informe e spersonalizzata,
dove ciascuno crede di essere importante
perché ha uno spazio dove crede di potersi
esprimere, ma in realtà si limita a seguire
le mode.
f9. Favoriscono la
circolazione di bufale
Le bufale non sono nate con i social network, diciamolo subito. Ma è un dato di
fatto che i social network favoriscono la
velocità di propagazione e la portata delle
bufale: la maggiore connessione offerta dai
social network è la prima ragione di questo
“potenziamento” delle bufale. Ma perché si
diffondono le bufale? Le ragioni sono molteplici: dalla scarsa attenzione ai fatti, alla
“paura del caos”, al fatto che essere convinti
di sapere qualcosa “che i poteri forti nascondono” dà un senso di superiorità che va a
compensare altre lacune psicologiche.
f10. Hanno convinto
che non fare nulla
è attivismo
L’attivismo e la partecipazione sul web
hanno preso una piega perversa: cambiare
foto del profilo per ricordare questa o quella causa, o per ricordare le vittime dell’ennesima tragedia viene percepito, da chi lo
fa, come qualcosa di importante e soprattutto utile a sostenere la causa. Ma se chi
lo fa è spesso convinto di avere contribuito
attivamente a qualcosa, in realtà non ha
fatto assolutamente niente di concreto. Ma
avendo la coscienza a posto rinuncia a fare
qualcosa di reale.
(2 - fine)
a cura di Igor Kramarsich
Panorama
57
curiosità
Secondo uno studio
dell’Università di
Glasgow è un’azione
fondamentale
se si vogliono
immagazzinare
bene in mente altre
informazioni
Dimenticare le
cose è sinonimo
di intelligenza.
Ecco perché!
L
e persone che dimenticano le cose vengono giudicate distratte
o assenti. Ma questo
non è proprio così!
Dimenticare è una
fattore
normalissimo del processo di apprendimento. Molti studi tra cui quello
del professor Edwin Robertson,
del Centre for Cognitive Neuroimaging e pubblicato sulla rivista
Current Biology, si sono concentrati sull’osservare le differenze tra
soggetti con una buona memoria e
quelli che invece hanno difficoltà a
memorizzare. Questo studio ha rilevato che gli smemorati in realtà
camminano con una marcia in più
rispetto agli altri, e apprendono
molto più velocemente rispetto a
chi possiede una memoria brillante. Sembrerà quasi contraddittorio, ma purtroppo è così!
Una memoria instabile non è in
grado di filtrare con tanta rigidità le nuove abilità ed esperienze
58
Panorama
che si sono apprese, così si tende
a dimenticare le nuove cose. Ma la
dimenticanza porta a prestare poi
più attenzione e ad imparare sempre nuovi concetti.
Il professor Edwin Robertson, ha
dichiarato: “È naturale e normale
dimenticare le cose dopo averle
imparate. La nostra ricerca dimostra che una memoria ‘instabile’ è
la componente fondamentale del
meccanismo di apprendimento.
Consente, infatti, all’apprendimento di non ancorarsi rigidamente
ad una singola cosa o a un singolo
compito, ma lo rende più flessibile”.
I ricercatori poi sottolineano la
differenza che esiste tra l’imparare
(acquisire conoscenze o capacità
con lo studio o l’esercizio) e memorizzare (apprendere a memoria
qualcosa). Dimenticare è un’azione normale e molto importante
soprattutto se si vogliono immagazzinare bene altre informazioni. Quindi non temete se tendete
a dimenticare spesso le cose, state
solo immagazzinando cose nuove,
e avete bisogno di un po’ di tempo per acquisirle. Ricordate che la
vostra mente è flessibile, ma ha bisogno dei suoi tempi. Questo non
significa di certo che siete degli
smemorati.
fAlimenti che aiutano a
rafforzare la memoria
Broccoli: riducono il rischio di
Alzheimer e aumentano la concentrazione.
Noci: possiedono un’alta quantità
di acido linoleico, alfa-linoleico e
vitamine E e B6, importanti per il
cervello e per l’intero sistema nervoso.
Curcuma: forte effetto antinfiammatorio, ottimo per il sistema nervoso.
Semi di zucca: ricchi di nutrienti
benefici come lo zinco che riveste
un ruolo fondamentale nel potenziare la memoria.
passatempi
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ORIZZONTALI: 1. È santa prima
di Pasqua - 9. Trasandato - 15.
Prendere a rimorchio - 16. Priva di
peli - 17. Scoperse il mare dell’Antartide che porta il suo nome - 18.
Il... mobile di Procuste - 20. La
simpatica scimmia nasona - 22.
Truppe coloniali italiane - 24. È
proverbiale per la sua lentezza 26. Grossa chiatta portuale - 27.
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Il fiume di Skopje - 28. La valuta
ufficiale del Sudafrica - 30. Nuvola apportatrice di pioggia - 32.
Tutt’altro che innocua - 34. Undici
arabi - 35. Gli dei del Walhalla 37. Nome di quattro re ungheresi
- 39. Nove inglesi - 40. Arnoldo tra
gli attori - 41. In fin di vita - 42. Tagliare i capelli molto corti - 44. Lo
sguardo che minaccia - 46. Antica
moneta romana Soluzione del numero precedente
48. Giovani rami
della vite - 50.
Si accompagna
col bandoneon 52. S’inventano
mentendo - 54.
Lo dice mademoiselle per scusarsi
- 55. Soprassoldo
giornaliero - 56.
Prefisso per pelle
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- 58. La stanza dei remigini - 59.
Il ponte simbolo sul Canal Grande - 61. Caratteristico formaggio
con grossi buchi - 63. La Imbruglia
cantante australiana - 64. Lombardi di città.
VERTICALI: 1. Una manovra dello skipper - 2. Consumata dagli
agenti atmosferici - 3. Capaci
saccocce - 4. Decotti come la camomilla - 5. Preposizione semplice - 6. Ha Bamako per capitale - 7.
Antichi altari... per pappagalli - 8.
Accuratamente pulita - 9. Il Lumet
regista (iniz.) - 10. Gorgheggia in
gabbia - 11. Fiume della Serbia 12. Sete implacabile - 13. Densa
foresta di conifere in Siberia - 14.
La mamma di Paperino - 16. Il
Flash di Alex Raymond - 19. Il
fiume francese di Albi - 21. Prota-
gonista dei Pagliacci - 23. Celebre
personaggio di Sylvester Stallone
-25. Silenziosi - 27. Librarsi Nel blu
dipinto di blu - 29. I movimenti degli alfieri sulla scacchiera - 31. Animaleschi - 33. Cattura i pesci nel
bertovello - 36. Sono noti quelli
di Matera - 38. Rendeva pubblici
gli atti delle autorità - 40. Si serve
calda in Valle d’Aosta e Piemonte
- 42. Si oppone alla pratica - 43.
L’ha grande il Lussemburgo - 45.
I draghi di Komodo - 47. La linea
di partenza - 49. Pallidissimo in
volto - 51. Le alture contese tra
Israele e Siria - 53. La moneta
dell’Arabia Saudita - 54. Mele dialettali - 55. L’attore Aykroyd - 57.
Duemilacinquecento in lettere 60. C’è pure quello del Paraguay
- 62. Le iniziali di Grieg.
Pinocchio
Panorama
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