Quinta commissione, tanti sì dal mondo dello spettacolo al ddl

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CONSIGLIO
DELLA
PROVINCIA AUTONOMA
DI
TRENTO
ATTIVITA' DI INFORMAZIONE E STAMPA
"Informazioni e approfondimenti in www.consiglio.provincia.tn.it"
Quinta commissione, tanti sì dal mondo
dello spettacolo al ddl Mellarini sulla
cultura.
Le audizioni in Quinta commissione sul ddl 162 dell’assessore
Tiziano Mellarini sulla cultura si sono aperte in mattinata con
l’intervento di Ivo Gabrielli, presidente del Centro Santa Chiara e
del direttore Francesco Nardelli. I due dirigenti hanno dato una
valutazione positiva del disegno di legge che prevede un
ampliamento della sfera d’intervento del Centro. Gabrielli ha
ricordato che il Santa Chiara ha superato il periodo critico, non ci
sono più debiti ed è stato promosso un nuovo corso gestionale che
implica anche un ampliamento all’intero territorio dell’attività del
Centro. Un’attenzione che si estende anche alla dimensione
regionale, come dimostra il rapporto con lo Stabile di Bolzano e
la Fondazione Haydn. Nardelli ha ricordato che il Santa Chiara,
con questa proposta di legge, diventa uno strumento di
coordinamento dell’attività culturale con la funzione, strategica e
condivisibile, di gestione degli spazi culturali. Il Centro, ha
ricordato ancora, ha già interpretato questa funzione di
coordinamento, per esempio per la danza, degli enti territoriali
favorendo anche la razionalità economica. Cresciuta, negli ultimi
5 anni, la gestione degli spazi anche fuori di Trento, come nel
caso dell’auditorium Melotti di Rovereto. Lucia Maestri (PD),
presidente della Quinta, ha chiesto se il Santa Chiara si occuperà
della programmazione o rimarrà la relazione forte col
coordinamento teatrale trentino. Il direttore ha ricordato che si
parte da un dato: già tre anni fa si era posto il tema di raccordare
le iniziative dei due soggetti. Una prospettiva che è stata
accantonata, anche se ci sono condivisioni di cartellone e di
biglietteria. Quindi, non c’è stata contrapposizione ed è bene
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pensare a una relazione maggiore. Il presidente ha detto infine che
dal punto di vista economico la razionalizzazione sarebbe
auspicabile, ma parlando di cultura ci si deve muovere con
delicatezza.
L’Agis, ai promotori di spettacoli lo status di piccole medie
aziende.
Seconda audizione quella dell’Agis, l’associazione italiana dello
spettacolo. Franco Oss Noser, presidente Agis triveneto,
ricordando che l’associazione è il sindacato delle società che
promuovono spettacoli dal vivo e del cinema, ha chiesto la
creazione di una commissione tecnica per i piani triennali di
programmazione e valuti le proposte che vengono dai soggetti
culturali. Ai soggetti che promuovono lo spettacolo andrebbe,
inoltre, riconosciuto lo status di piccole e medie aziende, anche
per il loro peso economico. Strategico anche il coordinamento con
le regioni limitrofe, soprattutto del triveneto. Soddisfazione, in
generale, per l’avvio della legge, ma, ha sottolineato il presidente,
è importante una partecipazione dell’Agis alla elaborazione del
regolamento. Rispondendo a una domanda di Lucia Maestri, ha
detto che la definizione di “impresa creativa”, essendo generica,
andrebbe precisata nel regolamento.
Cofas, specificare che le federazioni sono quelle locali.
Gino Tarter, presidente della Cofas, ha condiviso il fatto che sia
stato dato maggiore potere alla giunta e che sia stato favorito il
dialetto. Però l’attenzione alle federazioni previsto dall’articolo
14 è troppo generica. Vanno invece specificate bene quali siano
queste federazioni, tenendo conto che la Cofas rappresenta 120
compagnie e se non si fa chiarezza su quest’ aspetto si rischia che
federazioni nazionali mettano piede in Trentino per accedere ai
benefici. Questo, inoltre, potrebbe favorire la frammentazione
delle compagnie e della stessa federazione. Quindi, Tarter ha
chiesto che si scriva esplicitamente che le federazioni ai cui fa
riferimento il ddl sono quelle territoriali.
Il Gaviale, si deve puntare sull’innovazione.
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Dino Sommadossi, presidente della coop “Il Gaviale”, ha dato un
giudizio positivo sulla legge, anche se dubbi ci sono sui distretti
culturali che come previsti sono troppo piccoli e rischiano di
sfociare nel localismo. La cultura però, ha aggiunto, deve essere
coerente con le politiche della Pat quindi, senza nulla togliere alla
tradizione, deve andare nel versante dell’innovazione. Infine,
Sommadossi ha auspicato che i progetti vengano valutati con
criteri scientifici. Il presidente de “Il Gaviale” ha sottolineato
l’importanza della cultura nelle politiche di integrazione e la
possibilità di finanziamenti di progetti sovracomunali per evitare
una proliferazione, secondo le logiche di paese, dei teatri. Sul
concetto di industria culturale creativa, poi, è importante
prevederlo nella legge, ma non c’è chiarezza sulle caratteristiche.
Sommadossi ha proposto che le imprese culturali possano
accedere alle norme della Pat come la legge 6, ma non ritiene
possibile escludere le associazioni non iscritte alla Camera di
commercio. Sul Fondo dello spettacolo il presidente de “Il
Gaviale” ha proposto di prevedere incentivi per i luoghi dove si
producono spettacoli, come la centrale di Fies, e non solo per
quelli dove si consuma lo spettacolo. Inoltre, ha sottolineato
ancora Sommadossi, servirebbe una politica di aiuti coordinata tra
Regione e Provincia con l’assegnazione delle risorse all’inizio
dell’anno. Perché le imprese culturali hanno bisogno di certezze,
di accesso al credito e di sapere che si va nella direzione giusta.
Anche perché, ha concluso, le imprese culturali creano posti di
lavoro, attivano risorse e danno immagine al Trentino.
Psa, puntare sull’innovazione culturale.
Il direttore artistico Cristina Pietrantoni aperto e l’amministratore
Roberto Filippi hanno portato la voce di Pergine Spettacolo
Aperto. Pietrantoni ha ricordato che è in atto una mutazione della
fruizione degli spettacoli e quindi è necessario fare scelte con una
visione strategica. Quindi, se la Pat punta sull’innovazione anche
per la cultura si deve andare in questa direzione perché tutto
ormai nella promozione culturale non ci può più stare. Sul Fondo
unico dello spettacolo la possibilità di potere contare sulla
chiarezza dei contributi, in una programmazione triennale, viene
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ritenuta fondamentale.
Fondazione Aida, più integrazione tra cultura, formazione e
welfare.
Valutazione positiva del ddl anche da parte di Meri Malaguti
direttore della Fondazione Aida, una realtà teatrale veronese, che
lavora nel campo dello spettacolo per i giovani e che in Valle dei
Laghi ha avviato un progetto che dà lavoro a 7 giovani
diversamente abili. L’articolo 7, ha sottolineato, parla solo di
comuni e non comunità di valle che invece andrebbero introdotte
perché importanti per le realtà sovracomunali. Inoltre, Malaguti,
partendo dall’esperienza della gestione del teatro della Valle dei
Laghi con i ragazzi diversamente abili, ha detto che è necessario
introdurre una trasversalità che, oltre alla cultura, preveda il
collegamento con la formazione e il welfare.
Aria, si devono prevedere le mutazioni del mercato culturale.
Il direttore dell’associazione culturale Aria, Denis Fontanari, ha
ribadito che la legge deve prevedere tutte le tipologie dello spettro
delle attività di un’ impresa di produzione teatrale. La legge
attuale non fotografa questa realtà che è mutata tantissimo in
questi anni, basta dare un’occhiata al fatturato che è in costante
crescita a fronte, per contro, di una costante decrescita dei
contributi Pat e della Regione. Quindi, il ddl deve prevedere
questa mutazione del mercato.
Trentospettacoli e Compagnia Abbondanza – Bertoni,
l’offerta va selezionata.
Daniele Filosi di Trentospettacoli e Dalia Macii della compagnia
Abbondanza – Bertoni hanno dato una valutazione positiva al ddl
in particolar modo la programmazione triennali degli
investimenti. Maggiore attenzione va posta agli spettacoli che
possono avere ricadute extraterritoriali, compreso l’estero. Giusta,
quindi, la creazione di una commissione di valutazione delle
attività per la concessione dei contributi. Filosi ha sottolineato
l’importanza del fondo unico che sarebbe importante introdurre
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già nel 2018 per farlo coincidere col triennio previsto dal fondo
unico ministeriale. Importante, infine, anche l’introduzione di
criteri sul numero delle giornate di spettacolo e delle piazze. Così
come decisivo è il principio meritocratico per selezionare la
produzione e l’offerta.
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